C’è la crisi dell’uomo moderno, c’è l’inadeguatezza, c’è misticismo , c’è la psicologia ma soprattutto c’è Roma Prati nell’ultimo film di Nanni Moretti. Nel gerontocomio vaticano, animato da faccioni rubicondi di germanici e paonazzi visi di pastasciuttari per nulla popolani più qualche negro e intillimano perché è già Conclave davvero internazionale, emerge Papa Piccoli, bravo attore e commovente anziano con gli occhi che barbagliano. Languida demenza o umana debolezza?
L’attore garantisce la qualità e succulente coproduzioni, in fondo deve solo far vedere che proprio non ce la fa a fare il Papa. Si allarma il conclave di Cocoon e, tra un abito talare, una mozzetta, un puzzle, un calmante e una tisana si decide di chiamare lui, Deus ex machina Nanni – Wolf risolvo i problemi; psicoanalista, testimone laico tra preti, pontificante molto più di qualunque pontefice e, ma c’è da capirlo visto che ti chiama il Vaticano e ti devi persino spostare da Monteverde, per nulla discreto nei suoi prolassi onniscienti su darwinismo, allenamento di pallavolisti riottosi, inconciliabilità di anima e inconscio, gioco delle carte e memorie e languori del tempo che fu. C’è pure il “background del personaggio” scritto in veri conclavi di sceneggiatori che producono però una cosa sola: Nanni è divorziato! Mia moglie signora mia quanto mi manca, non sa quante pene! Non facile psicologismo e mai banale.Forse.
Piccoli reciterà anche la parte del tremebondo rincoglionito ma appena si trova davanti quel malinconioso inquisitore sessantenne,forse esaurito per essere arrivato in vespa dal Gianicolo che è come la traversata del Mar Rosso, piuttosto che ascoltarlo, ritrova energie insperate e pensa bene di darsi alla fuga a gambe levate. Fuga non proprio scoppiettante, prigioniero anche lui di piazza Risorgimento o al massimo il lungotevere ma persino notturno ( che azzardo immaginifico!), dove si trova posto in autobus ( licenza poetica?) e dove una ragazza tanto a modo ti presta il cellulare per telefonare (licenza patetica?), dove una commessa dell’Upim (o Coin? misteri del cinema) , ti aiuta come un’infermiera nonostante tu, Papa bizzoso in libera uscita, la abbandoni senza un perché. Sisifo post moderno che al posto del macigno ha la croce ma avrà a breve forse un più realistico deambulatore?
Il mondo è crudele ma esistono ancora sprazzi e spazi di vera umanità! A via Cola di Rienzo ? Anche.
Papa in fuga con languori giovanilistici, alla ricerca del Teatro con molte maiuscole, cultura alta a cui ha dovuto rinunciare e pure tanta arte, sogni infranti e rimpianti, trasvolando per le strade di una metropoli antica e moderna al tempo stesso. Ma mai oltre piazza Cavour.
Nanni c’è sempre, non sia mai, con la presenza totemica e ilare di pazzerellone che riesce a risolvere l’attesa del ritorno in un improbabile torneo di pallavolo. I bolsi, goffi, ulcerati, tabefatti cardinali si divertono come matti, e noi, abituati alle risate automatiche del Drive In, siamo chiamati a ululare cachinni ad ogni rallenty di una regia alla Benny Hill. Dobbiamo divertirci ai loro incontri? C’è pure un pubblico di suore (aprire al sesso debole?) che batte le mani a ritmo, come in colonia, tutti inebetiti da tanta ilarità, neo giovani marmotte e boyscout cresciuti tra le muffe di qualche sacrestia o sezione partitica dei tempi che furono, ricchi di valori ormai andati.
Ahimè, andati sì ma sempre a Roma Prati.
Il Michele di un tempo ora è il maturo Nanni, abbarbicato sull’alto di un trespolo in posa da grifagno uccellaccio, affiancato dal volto a slavina, davvero rivelatore, del sicuramente stufo Renato Scarpa (chaggia fa pe campà!), in tutta evidenza esausto da così tanti e pesanti drappi cardinalizi (chissà che caldo!) e sfiancato nel compito di assecondare un mattacchione, con i suoi faccioni, in mezzo a due campi di volley da lui voluti nel cortile di palazzo Farnese, oltre all’intera Cappella Sistina ricreata a Cinecittà. Ah le maestranze di una volta! Il cinema è artigianato.
Lui è torvo e convinto, tra un sermone sull’evoluzionismo e un punto fischiato o sadicamente negato, di avere veramente qualcosa da dire. Sarà lui o sarà il suo personaggio? Nel dubbio rimane solo nel cortile con la palla in mano, abbandonato, vittima del deficit affettivo che tanto ha citato e pure criticato. Che qualcuno se lo rivenga a prendere anche non in vespa!
Lo spettatore, se è arrivato fino a questo punto, può ancora godersi il ritorno in patria dell’Ulisse Piccoli, ripescato in un palchetto di teatro dove biascica come un mantra il testo del gabbiano di Cechov. Il poveretto è salvo, almeno perché è scampato a tre sedute di analisi settimanale con l’urticante psicoanalista e alle sue pericolosissime pazienti, madri nevrotiche assatanate di sushi, e soprattutto ai due bimbi che menano e si menano. Meglio tornarsene di corsa in Vaticano. Per concludere la parte, portare a casa l’obolo e i ricchi buffet della Croisette e andare, in sintesi, in pace, al davvero bravo Piccoli non resta che sfiatare un’ultima sequela di grandi verità scritte in interminabili riunioni del circolo socratico di sceneggiatori di Monteverde Vecchio: la Chiesa ha da comunicare con il mondo, signora cara, ha tanto da dire ancora ma ci vuole un uomo all’altezza e poi, lei mi insegna, c’è grossa crisi di valori e c’è tanta insicurezza. Che drammi, che pianti e che sospiri e che di inusitata profondità! Far ridere facendo pensare, signora cara, mica una cosa da tutti.
Habemus speso sette euro e cinquanta. Questa è l’unica certezza che ci resta. Ma almeno a Torrevecchia e non a Roma Prati.

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4 pensieri su “L’angelo sterminatore di Nanni incastrato a Roma Prati.

  1. L’ho visto qualche giorno fa. Devo dire che non mi ha lasciato granché. Ho sentito che è piaciuto poco ai “Morettiani”, mentre è stato apprezzato da quelli a cui Moretti non piace. Un po’ scontato. Troppo, troppo lunga la parte dedicata al volley, e alla fine anche stucchevole. Alla fine resta il messaggio di fondo. E non è poca cosa, in Italia e a Roma, averlo lanciato in maniera così plateale. Ciao! nicola

  2. ahahahaahahahahaah, certo che su Moretti dai sempre il meglio di te…..però a Torrevecchia non li hai spesi 7,50, dai…..massimo 6,25 !!!

  3. l’HO VISTO IERI SERA IN DVD. MI SONO ADDORMENTATO DOPO MEZZ’ORA CIRCA, FORSE QUARANTA MINUTI CONTANDO IL DORMIVEGLIA. MI RICORDO SOLO DEL PAPA DAVANTI A UNA FRICCHETTONA DI PRATI CHE CANTA “TODO CAMBIA…” CON LA BAVA ALLA BOCCA E UN RUMOROSO RUSSARE: SONO PRONTO PER IL CONCLAVE.

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