Sentitamente Amen

Lo ammetto, credevo nella Serracchiani.
Nel mio candore dato dalla speranza, pensavo a lei come ad una “giovane” utile al ricambio generazionale, sempre tardo vista la sua età, ma comunque ricambio.
Poi ieri sera in tv ascoltando bene il suo recitare litanie impeccabili fatte di parole balbe come “assunzione di responsabilità ” che preveda “ convergenze programmatiche ” utili ad evitare il ” livello di bassezza” per “confrontarsi ” su “un terreno comune” in cui ” abbiamo tutti quanti dato prova ” di coerenza ma con uno “sforzo da fare più convintamente ” dal momento che “ credo che bisogna iniziare a dare delle risposte ” senza mai dimenticare di “riallacciare un discorso “, solo allora, stordito da tanto sentito e puntuto raziocinio e dalla precisione professorale del suo procedere a cui mancava solo la sottolineatura di una fanfara, solo allora, abbacinato dallo splendore museale e lapidario di quel suo discorso che rispetta sì la ” disciplina di partito ” ma naturalmente la “ critica dall’interno ” ” svelando certi automatismi “, solo allora mi è apparsa nel ricordo da incubo una kefiah sgualcita, le clark, le borse in pelle vera tolfa, le mozioni programmatiche, il freddo in sezione, il vecchio militante rincoglionito memoria pontificante dei bei tempi andati, l’opera omnia di Gramsci intonsa, impolverata, sulla libreria sempre sbilenca, nell’angolo più buio, nella parte più dimenticata, nelle cantinacce umide chiamate un tempo sezioni.
Questo ricordo merita per me oggi un ” necessario approfondimento ” e ” una disamina attenta ” “della nostra memoria ” senza scordare ” il giusto riconoscimento ” dei nostri valori per affermare con forza un convintamente Amen.

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Il dibattito a sinistra ( con manifesto è meglio)

Siamo i soliti trenta, sessanta di età,
non siamo arrivati
e siam pronti a metà.
Per dibattere insieme di tutto e di niente
ma sempre cercando l’eterno presente.
Dibattito serio, del giorno e del mese,
dell’anno, del secolo e sul bel paese.
Con dentro di ogni:
dall’arte, alle spese,
dal sogno, alla morte,
da ethos a chiese.
E’ ora di nuovo di considerare,
discutere a fondo
e al fin sviscerare,
nel serio ritrovo sui temi assoluti,
che vada da Hegel ai grandi cornuti,
la storia, la vita, la grande partita,
che scorre dal Papi all’acerba Lolita.
La dialettica?
Tutta, dal servo al padrone,
se escludi qualcuno
ti dan del coglione.
Figurine panini o Stalin ai bambini?
Il romanzo è morto o ancora in coma?
I temi ci offrono una nuova poltrona.
Complesso il pensiero
e pur collegiale,
tutti in un working
per ragionare.
Il buffet?
C’è sempre.
E le trippe son tante.
Di corsa a mangiare che il desco è invitante.
Che sia lo slow food o un bel baccanale
ci piace riempirci la panza a star male.
La storia?
E’ completa e maestra di vita,
da Actarus a Goldrake ,
da Mandrake al Pupone ,
da Fonzie a Wojytila
fino al trash scoreggione.
Eroi di un’ infanzia
mai del tutto sopita
che trova la sintesi in un:
“viva la fica!”
E grande è l’assise!
E di massa il raduno!
Ci siam proprio tutti:
ma frega a qualcuno?

Alessio Boni una vita per il cinema (porno)

 

Pubblico qui, per amici che me lo hanno chiesto di nuovo, questo appello lanciato ad Alessio Boni all’apice della sua carriera, cioè qualche anno fa, da un sito serissimo di critica cinematografica.  Purtroppo si è rivelato un appello fin troppo profetico e la scomparsa del nostro dalle scene “cinematografiche” è avvenuta ben prima della sua auspicata catarsi e metamorfosi. Omnia cum tempora, ma qui il tempo sembra scaduto.

Caro Alessio Boni i tuoi ultimi film confermano che tu puoi ancora salvarti.

Sei l’unico dei giovani attori italiani che può uscire con dignità e destrezza dal grigio mondo del cinema italiano serio, noiosissimo, per entrare invece nell’ambito in cui il tuo talento innegabile potrebbe esprimersi al meglio: il porno.

In fondo il dono essenziale, il talento naturale che ti distingue nettamente dagli esangui attori di accademia della tua generazione, è il turgore.

Turgido nelle pose plastiche, turgido nelle espressioni, turgido nel corpo robotico che persino le scene di “conflitto” ti costringono a rendere urbano, civile, represso, imploso nella parte, mai interamente tua, dell’uomo italiano, bello medio e mediocre, che i copioni ti offrono.

Perché non valorizzare il tuo potenziale da pornostar che riempirebbe la scena con equilibrati colpi pelvici, manate proletarie su natiche dell’est, sollevamento di cosce e ventri?

Addio per sempre alle pose da monumento equestre.

Aggiungendo qualche goccia di sudore sulle tempie, come non vedere in te l’erede naturale di Rocco Siffredi? Lui sì unico attore italiano noto nel mondo e solo da poco, nel tempo libero tra una gang bang e l’altra, talento priapesco del cinema da festival.

Potresti viaggiare, imparare le lingue, volare dai nights di Budapest alle spiagge assolate del Brasile, incarnare un re come un idraulico, un manager sedotto come un meccanico in salopette, il nonno di Biancaneve come un professore di liceo impertinente.

Mille ruoli solo per te.

Avresti ambienti esotici a tua disposizione, registi pragmatici con cui parlare, donne bellissime e passionali oltre a qualche filosofo francese interessante con cui discutere il senso e il valore della pornografia.

Senza trascurare il vantaggio più grande: non incontreresti più l’urlatrice Morante e la cespugliosa Sansa e non dovresti mai più fare un film con loro.

Forse.

Vuoi mettere rispetto ad un lento declino ? Rispetto a qualche parte minore nei teatri di provincia costretto a recitare con la velina di turno chiamata per fare pubblico? O a qualche ruolo da Padre Pio se ti va bene?

Potresti invece comprare un castello in Ungheria, Rocco docet, diventare manager di te stesso, fare cinque, dieci film all’anno, e poi scoprire nuovi talenti e riciclarti regista e produttore.

Pensaci turgido Alessio. Non ti buttare via. Il cinema italiano non ti merita.

http://www.youtube.com/watch?v=jPqFn7mRoTo