Lo ammetto, credevo nella Serracchiani.
Nel mio candore dato dalla speranza, pensavo a lei come ad una “giovane” utile al ricambio generazionale, sempre tardo vista la sua età, ma comunque ricambio.
Poi ieri sera in tv ascoltando bene il suo recitare litanie impeccabili fatte di parole balbe come “assunzione di responsabilità ” che preveda “ convergenze programmatiche ” utili ad evitare il ” livello di bassezza” per “confrontarsi ” su “un terreno comune” in cui ” abbiamo tutti quanti dato prova ” di coerenza ma con uno “sforzo da fare più convintamente ” dal momento che “ credo che bisogna iniziare a dare delle risposte ” senza mai dimenticare di “riallacciare un discorso “, solo allora, stordito da tanto sentito e puntuto raziocinio e dalla precisione professorale del suo procedere a cui mancava solo la sottolineatura di una fanfara, solo allora, abbacinato dallo splendore museale e lapidario di quel suo discorso che rispetta sì la ” disciplina di partito ” ma naturalmente la “ critica dall’interno ” ” svelando certi automatismi “, solo allora mi è apparsa nel ricordo da incubo una kefiah sgualcita, le clark, le borse in pelle vera tolfa, le mozioni programmatiche, il freddo in sezione, il vecchio militante rincoglionito memoria pontificante dei bei tempi andati, l’opera omnia di Gramsci intonsa, impolverata, sulla libreria sempre sbilenca, nell’angolo più buio, nella parte più dimenticata, nelle cantinacce umide chiamate un tempo sezioni.
Questo ricordo merita per me oggi un ” necessario approfondimento ” e ” una disamina attenta ” “della nostra memoria ” senza scordare ” il giusto riconoscimento ” dei nostri valori per affermare con forza un convintamente Amen.