Sollari Raimondo: professore a contratto di glottologia romanza nell’università telematica Universo, parla perfettamente tedesco , ma con chi?

Dopo anni di studi matti e disperatissimi nella solitudine della sua stanza, con trofei di scacchi,  racchetta da tennis e pianoforte intonsi, si affaccia sul  cortile interno del lager periferico e lascia cadere il prezioso orologio della comunione, fracassandolo.

Alla domanda sul perché lo abbia fatto, non sa rispondere. Comincia a dare segni evidenti di nevrosi e ipocondrie, taglia code , brucia sterpaglie, taglia ciocche di capelli e blatera in bagno schiumando.

Ma soprattutto spesso appare ai piedi del letto dei genitori in pigiama di spessa felpa, immobile, nel cuore della notte, con domande esistenziali  sussurrate con sibili:

“ Mamma, papà, cos’è che fa grande il caffè Kimbo?”

Internato e poi libero grazie ai progressi della chimica, ormai adulto,  parte per un viaggio ristoratore alla ricerca dell’amore con Avventure nel Mondo.

Scatena fin da subito, complici gli  scenari tropicali, l’erotismo ninfomane di una vigilessa di Parabiago, esperta di Taichiuan antica arte marziale che ammazza, e  premiata con il fischietto d’oro in pomposa cerimonia comunale per , recita il verbale “la perseveranza e la dedizione nell’applicazione del codice stradale”.  Premio fortemente voluto dal pluripregiudicato sindaco,  dopo l’incendio della macchina dell’eroina.

“Non ci faremo intimidire” dice il sindaco” “ Parla per te” mugugnano in platea.

La prima sera di sbronze nell’isola tropicale di Ursulkazibar, lui, memore di anni di rimandi e vittima della pressione idraulica di un testicolo ormai orchitico e ricolmo, prova a sedurla  giocando la carta del timido, troppo spesso confusa in lui con quella del maniaco psicotico.

Timido invece e mai esente da un’ombra di tristezza.

La solitudine fa maturare l’originalità, dice lui, la bellezza strana e inquietante e la poesia.  Lei sbadiglia ma ride con mascella dentata muscolosissima.

Prosegue poi con un’ampia e lunghissima analisi  notturna di  un saggio provocatoriamente intitolato Die zweite Schuld  che definisce la “seconda colpa” della rimozione della verità storica che ha minato il terreno identitario dei tedeschi fino a provocare delle vere e proprie nuove “vittime”. Lei non capisce.

Passa quindi, turgido come un totem, ad una pragmatica e repentina mano nelle mutande.

Ma lei,  stupita e maliarda lo ferma “per farlo impazzire di desiderio”,  con presa marziale sul polso scheletrico:  “ Non ora, non qui

E quanno?” domanda lui, rispolverando un romanesco d’infanzia.

Il mattino seguente,  ginnico lattiginoso  respinto e macilento, si presenta in spiaggia per la prima nuotata della vacanza in oceano purtroppo abitato da mostri ferini.

Con buffi  di peluria interrotti solo da un bianco spettrale e un arancione abbacinante del costume a slip in cui si arrende, per l’ultima volta,  una protuberanza appassita.

Si sente vivo. Sarà l’aria, pensa.

Lei lo saluta da un palmizio e lo vede allontanarsi con  ampie bracciate pelose nell’orizzonte immenso dell’oceano assolato. Sente l’eco lontano della sua voce chiedere qualcosa, forse un aiuto, ma in tedesco.

Tornata in Italia gli dedicherà alla memoria la sua prima vittoria al torneo regionale di combattimento Taichai.

Nisseni Gianna, fervente necocatecumena ribattezzata  più volte  per diletto e ministeriale in distacco, propugnatrice della necessità impellente di rileggere a scuola Cirillo di Gerusalemme, ma soprattutto di ricordarsi di lui prima dei pasti, ha attirato l’attenzione e gli scongiuri del gruppo Avventure nel Mondo quando in aereo, durante un vuoto d’aria preambolo certo dello sfracello con strage, tra bestemmie e conati,  ha invitato tutti alla preghiera salmodiando un ” Santo Santo santo sei, Signore, Dio dell’universo!” trovando qualche adepto almeno fino a quando l’aereo si è rigettato nel vuoto.

Convinta del potere primigenio dell’Africa, “da cui vengono le scimmie e tutti noi “ ,  si ripete la storia della necessità “in una certa fase della vita”  di un ritorno alla fonte primigenia della civiltà, la scimmia e il deserto quindi. Per questo motivo ha deciso di intraprendere l’impegnativo  viaggio “Namibia breve” con Avventure nel Mondo.  Anche per dimenticare di essere stata lasciata dal suo compagno, accenditore di fuochi con pietre e costruttore di palafitte con foglie, capo boyscout industrioso, collezionista di residui bellici, elmetti in particolare e baionette e qualche teschio, perché cultore delle battaglie con mattanze della grande guerra. “Il collezionismo è una mania “ ripete spesso in tavernetta lucidando sciabole,  solo e con occhio vitreo.

La Nisseni lega subito con Porzili Gianfranco, cinquantenne gaudente e rubicondo, allegro fino all’imbarazzo altrui. L’uomo, che ama definirsi “un entusiasta” , non ha difetti a suo dire, tranne immotivati scatti di ira tribale con schiume,  ma solo in circostanze circostanziate: ritardi nell’orario, mancata sua soddisfazione gastronomica a cena ed espressione di idee contrarie alle sue.

Porzili, quando il clima si fa teso, quasi sempre a causa sua, stempera la cosa raccontando un repertorio di tre barzellette che alterna nei giorni rompendone  la sequenza. Con un po’ di fortuna  si può sperare che l’ultima del giorno prima non diventi la prima del giorno seguente.

Allora, c’è un tedesco un francese e un italiano “ dice in mezzo ad una tempesta di sabbia con ululati ignoti e ragli della natura che sibila sul  gruppo Avventure,  disperso nel nulla di un deserto gigante. Ma dal turbine sabbioso e prima di finire,  si sente rispondere:

“ Hai rotto il cazzo!”

Lui, salvo come gli altri , offeso e iracondo per la frase nel tornado, si chiude in un pensoso mutismo per il resto del viaggio che solo la Nisseni prova a sbloccare,  con un pompino a turbine, in una selva di zanzare,  eccessiva anche per il sano Porzili, prontamente ricoverato in ospedale sciamanico dove morirà da lì a poco per le febbri malariche, ricoperto di muschi e aloe e nutrito di solo gallinaceo locale, affiancato, nelle sue visioni ,  da balli propiziatori.

“C’è un tedesco,   un francese e un…”

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