Immagine

Perché i Wu Ming sono dei reazionari e perché pensano esattamente con le stesse categorie di Grillo non avendo però la capacità democratica e non violenta di raccogliere il consenso del voto?

L’articolo-manifesto uscito per l’Internazionale non solo è importante perché rivela tutte le sclerosi di un dibattito a sinistra, ma è importante perché rivela qualcosa di ben più sintomatico: alcuni a sinistra pensano, ragionano e articolano gli argomenti, con un misticismo retrivo e con categorie olistiche e storicistiche, con il rifiuto sistematico dell’ evidenza democratica del voto, inserendosi a pieno titolo, e come sempre verrebbe da dire, in un filone di pensiero reazionario che da va da Platone a Hegel. E lo fanno con un linguaggio ormai talmente sintomatico da diventare rivelativo di una vera e propria frattura nevrotica. Una ferita con la realtà.

Il tutto cementato e reso possibile da una cancrena stilistica e un coro di rantoli di una scrittura implosa, muffa, crudele.

Noi crediamo che negli ultimi anni Grillo, nolente o volente, abbia garantito la tenuta del sistema”questo roboante assioma ci si aspetterebbe che venisse dimostrato, ma proprio in quanto assioma, si evitano lungaggini dimostrative: fidatevi lettori è, così ve lo dice il Wu che d’altronde rilancia:

Non abbiamo avuto una piazza Tahrir, non abbiamo avuto una Puerta de Sol, non abbiamo avuto una piazza Syntagma. Non abbiamo combattuto come si è combattuto – e in certi casi tuttora si combatte – altrove. Perché?”

Le “rivolte altre”. Quanta nostalgia e languore per barricate in fiamme! Quanto I Wu Ming, pensosi sofisti, riflettono sul perché le strade non si siano ancora infiammate come nel mistico “altrove”, fatto di scenari di piazze e rivoltose anime “vere” , quelle col brand Wu Ming, rivolte doc, vuote e infruttuose, ma così “eroiche “ e ”radicali”!

Già mi vedo una furtiva lacrima sui volti plurali dei Wu, scende sulla rugosa guancia nelle ricordanze di com’erano più buone e più belle le rivolte di una volta, quelle indignate degli “altri” o , per vecchie salme sempre pronte all’ira e ad assolversi , quelle di ieri.

A Puerta Del Sol mica a Tor dei cenci! Molto meglio della pigra e inutile cerimonia del voto democratico in qualche freddo androne delle scuole disastrate della penisola, in fila con la propria tessera elettorale. Giungle e guerriglie non file.

Meglio un Tutto, una visione totalizzante , e quindi spanata e benaltrista, condita con la giusta esterofilia a dargli spessore. Meglio un po’ di “regno a venire” e altre anticaglie avventizie a condire una pietanza di “cortei carismatici”.

Dove nessuno si è accorto o si è chiesto perché siano ormai cerimonie tra pochi, catacombali riti di setta, intimi gruppi di sostegno.

Che importa? Pochi ma buoni e orgogliosi: una bella manifestazione emblematica, tutto maiuscolo, ma tra i soliti cinquanta riflessivi, una Rivoluzione per intimi, una rivolta che ricorda gli sfiati, e quasi sempre i contenuti, di un flash mob.

Una Rivoluzione inoltre che, per sopravvivere, deve essere sempre mancata e rimanere perpetua. Se mai si realizzasse anche solo in piccole parti di riforma reale, come garantire poi la cerimonia perpetua e l’ampio corteo delle prefiche, il vedovile rimpianto, i sussurri e le grida, poche, dei benaltristi?

Ma mancata, ci spiegherebbero loro , solo per l’inconsapevolezza dei più che proprio per questo andrebbero “risvegliati” al vero cambiamento. Certo questo è un pensiero reazionario, ma i Wu Ming non lo sanno.

Da noi, una grossa quota di “indignazione” è stata intercettata e organizzata da Grillo e Casaleggio – due ricchi sessantenni provenienti dalle industrie dell’entertainment e del marketing – in un franchise politico/aziendale con tanto di copyright e trademark, un “movimento” rigidamente controllato e mobilitato da un vertice

Pensiero quantomeno schizofrenico scritto da chi ha fatto dell’uso del Brand Wu Ming e del marketing ad esso correlato, l’essenza del proprio, meritorio peraltro, successo editoriale. Ma che importa? Quisquilie.

La cosa davvero importante è che l’esercito grillino, che a sinistra erano perdonabili e assolvibili nella categoria salvifica dei “compagni che sbagliano” quando votavano Pd e che ora invece sono un esercito sottoposto alla sbrigativa e psichiatrica categoria degli etero diretti, sia “rigidamente controllato e mobilitato da un vertice”.

Analisi dei flussi di voto? Dati? Prove? Per carità, mai chiedere troppo e cadere in questo “ideologico scientismo”. La statistica, l’analisi dei flussi, sono quisquilie se si pensa da veri profondi sacerdoti.
Un pensiero, quello delle masse etero dirette, più etero e più dirette quando pensano in maniera diversa dalla propria, che consolida l’altra faccia dei reazionari di sinistra, quelli che si vorrebbero più analitici e “informati”. Quelli che si riconoscono ad esempio nell’analisi del padre nobile Tullio De Mauro. Analisi, sempre la stessa da trent’anni, che ha un solo concetto, gli analfabeti di ritorno italiani, riesumati come reliquie per spiegare il senso di un voto altrimenti incomprensibile. Anche qui pura cerimonia funebre. Analisi, caso strano ma tralasciabile, condotta da colui che da sinistra ha contribuito alla distruzione dell’Università pubblica proprio grazie alla riforma da lui stesso ideata. Ma che importa ? Questi sono solo fatti e se l’università, anche grazie alla proposta di vendita da supermarket dei tre più due, è precipita ad essere una fabbrica di disoccupati e forse futuri analfabeti, la colpa è di altri.

Ben altri verrebbe da dire.

In un paese di “analfabeti di ritorno”,d’altronde, cosa aspettarsi? Il paradosso è che proprio i suoi allievi, i disastrati laureati italiani, votino e si candidino nel M5s, primo partito per numero di laureati tra i parlamentari eletti.

Quindi l’acuta analisi, ha qualche cortocircuito interno. Delle due l’una: o i docenti universitari preparano analfabeti o preparano teste pensanti o, scenario terribile nelle gerarchie dei giusti quasi sempre ottantenni, gli allievi hanno capito che il problema è proprio nei maestri, nella classe dirigente.

Quisquilie per chi vuole ben altro.

Ed ecco che in tutto questo elitarismo riemerge il buon vecchio reazionario Platone: un governo dei giusti è la soluzione sottesa a questo pensiero. Quando, con chi, dove? Abbiate fede.

Si chiedono infatti i nostri Wu, assisi tra sospiri di profonda costrizione e pesantezza esistenziale dell’acume: “Può un movimento nato come diversivo diventare un movimento radicale che punta a questioni cruciali e dirimenti e divide il “noi” dal “loro” lungo le giuste linee di frattura?”.

Chissà ? Urge tavola rotonda. C’è da rimanere spiazzati da questo decisivo dubbio e stupiti da tanto azzardo. Ma meglio farlo tra uno sbadiglio e un altro.

Quando #Occupy ha proposto la separazione tra 1 e 99 per cento della società, si riferiva alla distribuzione della ricchezza, andando dritta al punto della disuguaglianza.

L’idea è dunque questa? Come potrebbe essere altra per degli olisti reazionari?

Non cambiare il mondo a piccoli passi ma aspettare la salvifica “lotta di classe” in cui il Grillo miliardario verrebbe forse impalato perché reo di aver proposto : “un programma confusionista dove coesistono proposte liberiste e antiliberiste, centraliste e federaliste, libertarie e forcaiole. Un programma passepartout e “dove prendo prendo”, tipico di un movimento diversivo”. Forcaiolo da mandare alla forca quindi.

Ma diversivo da cosa? C’è ben altro quindi? Diversivo da un Avvento. Quale? Non lo vedete? Loro sì.

Dalla magica e mistica sorte progressiva tipica del pensiero reazionario e utopista. Diversivo perché talmente “confusionista” che il modo migliore non è confutarlo ma credere. Abbi fede, suggerisce il buon Wu Ming, c’è dell’altro.

Ma per ora accontentati, adepto dei Wu di questa scrittura diversiva dall’intelligenza e “confusionista”, così macchinosa e stridente, categoriale , pontificante e arrugginita: un burocratese pieno di sabbie mobili, un pantano senza alcuna tristezza che non sia la tristezza infinita di uno stile da volantino rivendicativo degli anni settanta.

Una scrittura mai davvero nevrotica e senza alcuna dannazione o dubbio, che cerca ossessivamente e come un litania, la conferma reciproca di luoghi comuni non discussi. Cerca la propria tribù.

Popper ci aiuta: l’olista decide sempre in precedenza che una ricostruzione completa è possibile e necessaria e l’utopista, che ragiona così, ha già ammesso implicitamente l’ammissione di una sconfitta. Ogni modello di cambiamento a “spizzico”, poche cose alla volta, direbbe Popper, è troppo modesto per chi scrive: “Quando il movimento spagnolo riprende il grido dei cacerolazos argentini “Que se vayan todos!”, non si sta riferendo solo alla “casta”, e non sta implicitamente aggiungendo “Andiamo noi al posto loro”.

“Verrà il nostro momento” si consola il nostalgico Wu Ming, perdendosi il qui e l’ora, troppo impegnato in vertigini, mistiche visioni e avventi, in cui la fede è talmente profonda che prima o poi qualcosa vedrà davvero.

Intabarrato in fumose enoteche di Bologna, in pomeriggi pieni di distinguo e rinfacci, controversie sui doveri dei “veri democratici” e in dibattiti naturalmente pieni di “vertenze minoritarie” in attesa, teleologica, tra un reading e un altro, che la dialettica della Storia svolga il suo compito.

Un mistico senza l’ebetismo e la furia dei mistici, un pazzo pigro, anemico, soffocato dalle proprie evidenze petulanti, stantie e muffe, prima suggerite e poi respirate, in un flusso autonomo di asfissie scambiate tra amici.

Chissà cosa intendono i Wu ming per liberismo. Chissà che scenario e nemici immaginano.

Al Wu basta scrivere sul Manifesto e suscitare un dibattito ed essere riconosciuto come il chiarificatore di posizioni “confusionistice” e non come il reazionario che è.

Convinti che sì, Altrove, e in un tempo a venire, ci siano i giusti e che sì, proprio altrove, occorra cercarli, non qui e ora nella provincia del mondo dove (chissà se lo sanno, qualcuno li informi) un movimento dal basso è appena diventato il primo partito italiano senza alcuna violenza.

D’altronde: “Negli ultimi tre anni (?), mentre negli altri paesi euromediterranei e in generale in occidente si estendevano e in alcuni casi si radicavano movimenti inequivocabilmente antiausterity e antiliberisti, qui da noi non è successo. “

Basterebbe pensare a questa geografia che si conclude con il totalizzante “ in generale in occidente” (quale?) per capire il livello di analisi sociopolitica del gruppone mobilitato e mobilitante e pensante.

Ci sono sì state lotte importanti, ma sono rimaste confinate in territori ristretti oppure sono durate poco”.

Certo, bisognerebbe però andarlo a spiegare, organizzando magari un viaggio messianico da Bologna in pullman come un vero pellegrinaggio dei giusti armati di generoso proselitismo, ad un giovane siriano o egiziano che combatte oggi una guerra civile, ma in scenari così “ristretti” per pensatori altri ed alti, sempre cultori, per gli altri , per tutti noi, di un altrove.

Grazie a nome di tutti.

Caro giovane orientale, te lo assicuriamo noi Wu, mentre ti fai sparare addosso pensa sempre però che sei confinato alla sola Siria e pensa in grande, pensa come penserebbe uno della società della comunicazione che noi aborriamo ma sfruttiamo, pensa a occupare Wall Street, origine e causa prima dei tuoi mali! Organizzi la piazza anche su internet e con facebook? Sarai sicuramente etero diretto. O al massimo inconsapevole che i mali del mondo sono altri , ben altri, in un pantheon nevrotico dei concetti oscuri ma perturbanti, proprio perché ignoti a noi stessi Wu, che però li critichiamo “dall’interno”, perché investiti da acume sacerdotale.

Problemi come ad esempio “l’alta finanza”, terribile moloch ideologico, fantasma che tutto uccide, puro feticcio.

Ci meritiamo una sinistra che ha come unico punto di programma una battuta da comici: smacchiare il giaguaro? Ci meritiamo dei reazionari inconsapevoli che scrivono sul Manifesto e suscitano ampio dibattito? Nel paese delle favole sì.

E allora che sia davvero ampio, ampissimo, immenso, talmente grande e profondo da perdere i confini del senso e della realtà e stemperarsi in una palude stagnante, quella delle idee.

Annunci

2 pensieri su “Nel paese dei balocchi ci meritiamo i reazionari Wu ming.

  1. ma sai che sono abbastanza d’accordo? ho provato anch’io un senso di fastidio fisico leggendo l’articolo-manifesto dei wu ming. e non solo quello: la stragrande maggioranza dei cosidetti “intellettuali di sinistra” soffrono del medesimo spaesamento: non vivono più in italia o nel mondo, ma in una realtà parallela fatta di verità inziatiche, convenienze personali e supponenze arteriosclerotiche.
    inquietante, poi, che in merito a grillo e al movimento cinque stelle, la stampa di sinistra si trovi in buona sintonia con libero e con il giornale… mah.

  2. i limiti maggiori nella posizione dei wm sono due, uno interno e uno esterno: 1. nella sostanza dalla loro disamina deriva una posizione di astensione dal voto, perché nemmeno la sinistra parlamentare li rappresenterebbe in fondo: troppo facile, cari, bisogna fare una scelta nel reale e il reale è questo; 2. trovo incredibile che l’unica analisi presa a riferimento dall’elettorato di sinistra sia stata la loro: nessuno è stato in grado, evidentemente, di offrire un discorso degno di essere valutato come altrettanto valido. Il che spiega molte cose sulla capacità di analisi della sinistra, purtroppo. Ciao.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...