Viaggio al termine della notte – Louis-Ferdinand Celine (estratto)

La roba da scrivere Alcide la teneva in una piccola scatola di biscotti proprio come quella che avevo visto a Branledore, proprio la stessa.
Tutti i sergenti raffermati avevano dunque le stesse abitudini.
Ma quando mi vide aprire la sua scatola Alcide, ebbe un gesto che mi sorprese per impedirmelo.
Ero imbarazzato.
Non sapevo perché me lo proibiva, la rimisi sul tavolo. « Ah! aprila va’! ha detto infine lui.
Va’ che non fa niente! » Sùbito sul rovescio del coperchio era incollata la foto di una ragazzina.
Solo la testa, un volto proprio dolce davvero con lunghi boccoli, come si portavano a quel tempo.
Presi carta e penna e rinchiusi in fretta la scatola.
Ero molto imbarazzato dalla mia indiscrezione, ma mi chiedevo tuttavia perché la cosa l’aveva tanto sconvolto.
Immaginai sùbito che si doveva trattare di una creatura sua, di cui aveva evitato di parlarmi fin lì.
Non chiedevo altro, ma lo sentivo alle mie spalle che cercava di raccontarmi qualcosa su quella foto, con una strana voce che non gli conoscevo ancora.
Farfugliava.

 

Non sapevo più dove mettermi, io.
Dovevo proprio aiutarlo a farmi le sue confidenze.
Per superare il momento non sapevo più da che parte prenderla.
Sarebbe stata una confidenza penosissima da ascoltare, ero sicuro.
Non ci tenevo per niente.
« E’ niente! lo sentii alla fine.
E la figlia di mio fratello…Sono morti tutti e due…
– I genitori? – Sì, i genitori…
– Chi la tira su allora? Tua madre? gli ho chiesto io, così, per manifestargli il mio interesse.
– Mia madre, ce l’ho più neanche lei…
– Allora chi? – Eh ben io! » Sogghignava, l’Alcide cremisi, come se avesse appena fatto qualcosa di assolutamente sconveniente.
Si riprese in fretta: « Cioè adesso ti spiego…
La faccio educare a Bordeaux dalle Suore…
Ma non le Suore dei poveri, mi capisci eh!…Dalle Suore “bene”…
Siccome sono io che me ne occupo puoi stare tranquillo.
Voglio che le manchi niente! Ginette, si chiama…
E una ragazzina molto carina…
Come sua madre d’altronde…
Lei mi scrive, fa progressi, solo che, sai, una retta così, è cara…
Soprattutto adesso che ha dieci anni…
Mi piacerebbe che imparasse anche il piano…Cosa ne dici te del piano?…
Va bene il piano, eh, per le ragazze?…
Credi mica?…
E l’inglese? E’utile anche l’inglese?…
Sai l’inglese te?… » Mi son messo a guardarlo molto più da vicino l’Alcide via via che confessava la colpa di non essere abbastanza generoso, con i suoi baffetti impomatati, le sopracciglia da eccentrico, la pelle calcinata.
Il pudico Alcide! Quante ne aveva dovuto fare di economie sulla sua paga striminzita… sui suoi premi d’arruolamento da fame e il piccolo commercio clandestino… per mesi, per anni, in quell’infernale Topo!…
Non sapevo cosa rispondergli io, non ero molto competente, ma mi superava talmente in fatto di cuore che diventai tutto rosso…
In confronto all’Alcide, non ero che un cafone impotente io, grossolano e fatuo ero…
Non si poteva smarronare.
Era chiaro.
Non osavo più parlargli, mi sentivo all’improvviso totalmente indegno di parlargli.
Io che ancora ieri lo trascuravo e perfino lo disprezzavo un po’, Alcide.
« Non ho avuto fortuna, proseguiva lui, senza rendersi conto che mi imbarazzava con le sue confidenze.
Immàginati che due anni fa, lei ha avuto la paralisi infantile…
Figùrati…
Tu sai cos’è la paralisi infantile? » Mi spiegò allora che la gamba sinistra della bambina continuava a essere atrofizzata e che seguiva una cura con l’elettricità a Bordeaux, da uno specialista.
« E una cosa che si guarisce, tu credi?… » si inquietava lui.
Gli assicurai che si aggiustava benissimo, proprio completamente col tempo e l’elettricità.
Parlava della madre che era morta e della malattia della piccola con molte precauzioni.
Aveva paura, anche di lontano, di farle del male.
« Sei stato a vederla dopo la malattia? – No… ero qui.
– Ci andrai presto? – Credo che non potrò prima di tre anni…
Tu capisci qui, faccio un po’ di commercio…
Allora questo l’aiuta un po’…
Se prendo un congedo adesso, al ritorno il posto sarebbe preso… soprattutto con quell’altra carogna…» Così, Alcide aveva fatto domanda per raddoppiare il soggiorno, per farsi sei anni di fila a Topo, invece dei tre, per la nipotina di cui non possedeva che qualche lettera e il ritrattino. « Quel che mi dispiace, riprese lui quando ci coricammo, è che lei laggiù non ha nessuno per le vacanze…
E dura per una bambina… » Evidentemente Alcide faceva evoluzioni nel sublime come se fosse casa sua, per così dire con familiarità, dava del tu agli angeli, ‘sto ragazzo, e aveva l’aria di niente.
Aveva offerto quasi senza un dubbio a una ragazzina vagamente apparentata anni di tortura, l’annichilimento della sua povera vita in quella torrida monotonia, senza condizioni, senza mercanteggiare, senz’altro interesse che quello del suo buon cuore.
Offriva a quella ragazzina lontana tanta tenerezza da rifare il mondo intero e questo non si vedeva.
S’addormentò di colpo, alla luce della candela.
Finì che mi alzai per guardare bene i suoi tratti alla luce.
Dormiva come tutti.
Aveva l’aria proprio normale.
Però non sarebbe poi tanto male se ci fosse qualcosa per distinguere i buoni dai cattivi.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...