Still life: amato poi.

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Still Life sembra avere un grande pregio: cogliere l’essenza della solitudine e non drammatizzarla ma renderla poesia. Non poco davvero se si pensa ad una  civiltà, la nostra, basata sull’intrattenimento della televisione, la sua semplificazione manichea, tutto dovuto e consumato, anche il dolore , nel mondo del diritto ad essere intrattenuti ad oltranza , quasi un dovere, quasi un destino.

Questo omuncolo si compiace di essere poetico e ci riesce, appieno. Paradosso di un uomo solo, sempre più solo, destinato a condividere con se stesso la propria bontà nell’ipocrisia degli altri, tutti quanti, non nel loro giudizio, ma nella loro acuta, per lui,  e scontata, per loro, indifferenza. Ci sei o non ci sei per noi è uguale.

Foster Wallace chiamava certi uomini il mucchio catatonico, si riferiva a dei romanzieri la cui arte esangue era una conferma della loro, solo loro, umanità. Ma non è questo il caso del film in oggetto, il personaggio apparentemente catatonico si libera negandosi, esangue ed emarginato dalla società della performance  riacquista una dignità, una dimensione partecipata e affettiva solo tra i morti.

Di cui, unico, sa prendersi cura.

Amato poi proprio da loro.

È come se il film ci dicesse e ci confermasse che i grandi sistemi non sono in fondo che brillanti tautologie, l’originalità del dover essere si riduce ad inventare termini e prassi, seppellire gli ignoti senza memoria, poiché non vi sono che tre o quattro atteggiamenti davanti al mondo e più o meno altrettanti modi di morire, le sfumature che li diversificano e li moltiplicano dipendono solo dalla scelta di chi li ricorda.

E lui, l’eroe grigio di Still life, li ricorda tutti.

Con la propria generosità e coscienza e per coscienza si intende il riconoscersi come umani, nonostante e ogni giorno.

Nonostante persino la morte

Questo personaggio non potrebbe vivere dopo aver decimato le proprie superstizioni, la propria necessità di aiutare l’ignoto non in quanto relazione, non in quanto amabile e amicale e dovuta conoscenza degli affetti , ma solo in quanto essere: essere umano.

E se questo kafkiano rimasuglio che diventa eroe potesse parlare,  sarebbe così dignitoso da ascoltare , consapevole che seppure si è fuori moda e quindi dimenticati e lasciati andare ,  si è ugualmente.

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