La lezione di Uber-Grillo, il tassista del presente.

 

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A Milano si è combattuta in questi giorni una battaglia campale tra una minoranza di parassiti fuori mercato, i tassisti, che godono di rendite di posizione, possibilità di convogliare voti e pedagogia dei pugni  in faccia contro una app per il telefonino che liberalizza il servizio, lo rende più efficiente e garantisce nuovi posti di lavoro a chiunque inserendo concorrenza in un settore mafioso.

L’interfaccia politica di questa lobby , il ministro Lupi del governo Renzi, ricattabile camaleonte che da berlusconiano  baciapile e bacia pantofole cardinalizie di  Comunione e Liberazione è riuscito a sfuggire al tracollo giudiziario del suo mentore, il pantagruelico sbranatore di Sanità pubblica Formigoni e la sua corte di banditi , e riciclarsi, si è subito piegato al protezionismo patetico di questa tribù di sciacalli che però votano, ponendoci , qualora ce ne fosse bisogno, ancora più fuori dall’Europa.

Questa storia può essere  l’esemplificazione perfetta dello scontro culturale in atto oggi tra Grillo, che teorizza (in maniera per ora folle ma fino a quando essendo già riuscito a mettere in piedi il secondo partito d’Italia e quello con gli elettori più giovani?)  la politica come mero contenitore  in cui “il politico” non conta più nulla se non come mero esecutore e messaggero di una democrazia diretta senza costi di intermediazione  grazie alle nuove tecnologie , e la politica nostalgica della sinistra storica italiana, intesa come oligarchico club di eletti, i “migliori” come nel peggiore platonismo reazionario, interpreti del Bene, del Bello e del Sublime e per questo rifocillati dai soldi di tutti noi che , secondo loro, siamo ben contenti di farci infantilizzare, spremere , guidare ed educare da costoro in politica proprio perché non possono stare da nessuna altra parte.

Così tutto il dibattito puerile sulla complessità gestionale della realtà che loro, gente come Penati per intenderci, saprebbe padroneggiare, il dibattito contrito  e sofferto sull’inesperienza altrui senza mai mostrare cosa hanno fatto loro nella vita, il sussulto inquisitorio contro l’ arroganza degli intrusi che hanno osato spogliarli di qualunque credibilità, non poteva non sfociare nell’isteria del loro famelico spartirsi gli avanzi che cominciano ad essere sempre di meno . Tutto questo terrore è condotto con una fronte madida e febbrile, fare sparire prove e carte, drenare le ultime riserve depredabili , Regioni, Provincie e Comuni, facendo assumere centinaia di adepti.

Per provare a dimenticare il terrore vero del disfacimento strutturale, le aziende che chiudono, l’economia che non può ripartire  senza la dipartita definitiva di un’intera classe dirigente sul crinale da anni ma aggrappata, scoperta con le mani nella marmellata ma in grado di mangiarsi anche il barattolo, abituata a raccontarsi l’ovvio con però la pomposità degli esegeti e con l’anima cresciuta nel verminaio di chi impazzava nel saccheggio.

Ora , questo politico novecentesco, non avendo più soldi da distribuire, comincia ad essere sfinito, tentenna e cerca maschere di giovinezza, il povero Renzi,  per continuare a  sperare nel ritorno ad un clima moderato ovvero omertoso, silente,  in cui può sguazzare con i propri pedagogismi stantii, con i suoi appelli a tutto il campionario di “diritti”  traditi,  quando il traditore è proprio lui.

Loro, i  collocatori di centinaia di persone,  un milione e mezzo per l’esattezza di italiani che campano di politica,  nei gangli dell’amministrazione barocca e clientelare del pubblico ma ormai in disarmo, loro, un milione e mezzo di ingrassati dalla balle di un’informazione ancillare e assistita fatta da amici poi candidati   e dalla compiacenza di  un ceto imprenditoriale domestico e di relazione che comincia a non sopportarli più , loro, che in una società opulenta sono tollerati come male necessario, ora, in una società in  crisi di identità e di economie dove l’acqua dello stagno si è ridotta, sono ormai tassisti rissosi, lobbisti del nulla che si contendono qualche cliente disposto a farsi infinocchiare o qualcuno in buona fede che spera nel sogno di una politica civile.

Qualcuno chiamerà ancora il loro funebre 3570 o accetterà di salire sul taxi guidato da chiunque che, dopo un periodo di assestamento, potrebbe funzionare persino meglio del primo ?

Mattei aveva torto quando teorizzava che la politica è come un taxi da prendere per farsi portare alla meta.

Quella politica infatti, che è ancora questa, una volta lo ha fatto salire su un aereo.

 

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