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Nella sofferta lettera di Furfaro che ci informa, noi e i suoi amici del muretto ecologi e liberi,  che è stato insonne per una notte, si riassume il disastro strutturale, culturale , della sinistra italiana.

Riprendendo infatti  prassi e vocabolari della destra, “prima le persone”,  e riabilitando una logica correntizia e amicale mai morta tipica della ben più sincera Dc , consolatoria e affettuosa,  punta di diamante del “familismo amorale” mafioso e compromissorio, la sinistra italiana nella vicenda Barbara Spinelli ha rivelato una volta per tutte la sua natura:  l’incarnazione del  malcostume logico, i privilegi che ti si rivoltano contro proprio perché dati per scontati e dovuti ma solo quando fanno comodo e criticati quando ti si palesano in tutta la loro crudeltà classista e antidemocratica.

Primo malcostume immorale il presentare un candidato civetta. Tecnica  mediata dal marketing, quella dei  prezzi civetta, questo modo di far politica denuncia  l’assoluto menefreghismo, civettuolo e compiaciuto, nel voto democratico, che infatti non può esprimersi in preferenza sulla persona perché questa banda di oligarchi ha deciso così.

Ma denuncia soprattutto, dal punto di vista prettamente culturale, l’assoluto elitarismo correntizio, l’assoluto riconoscimento consolatorio tra affiliati, l’assoluta mafia di questo fare politica, con il naturale finale da ritrovo di psicotici e relativo psicodramma  in cui la possibilità dell’espressione democratica di una preferenza è vista come un inciampo, un ostacolo al diuretico affermarsi della propria corrente, del proprio universo di famigli , riconoscibili in una logica di setta.  Volemose bene, e spartiamoci, tra noi, la torta.

A Frà che te serve?

Il povero Furfaro, ennesima nullità proposta sul mercato del marketing politico nel ruolo patetico e di destra del “giovane” , rimane così incastrato, per un salvifico e magistrale e ridicolo gioco del destino, nella logica che non si è mai, ma proprio mai , preoccupato di combattere.

Lui prima vittima della sua pigrizia pastasciuttara, del suo servilismo accondiscendente, della sua , in fondo, assoluta e tragica, per la generazione servile che rappresenta,  prescindibilità.

Il Furfaro è fuffa politica. Della migliore.

Assopito da un passaggio di testimone che, secondo il tapino,  lo garantiva, pienamente compartecipe e complice in un paese di vecchi gerarchi in cui anche i giovani come lui, opache comparse buoniste e tipici fantasmi innocui che piacciono proprio ai padri e ai nonni e quindi sono politicamente  inutili,  Furfaro fa parte del monumento funebre e crepuscolare della sua visione di Paese moderno e democratico.

I paesi di vecchi, scriveva Nietzsche , hanno la tendenza a monumentarsi e la mummia di Furfaro, già impagliato a trent’anni, ne è la prova provata e la prima vittima.

Evviva.

Incapace totalmente di contrapporsi ad una logica cooptativa che lo vuole lì proprio perché lui la rispetta, il povero Furfaro l’ha presa davvero nel culo.

Come non solidarizzare quindi con il vecchio satrapo Barbara, candidata da queste giovani nullità in cerca di foglie di fico per ingannare l’elettore?

Come non amare l’attaccamento vampiresco alla poltrona di questa persona, sicuramente migliore di chi l’avrebbe sostituita perché più colta e incarognita, pronta a rispettare alla lettera la logica dell’arraffo?

Come non criticare gli attacchi macisti, fascisti e di destra alla sua persona?

Ah no, di sinistra.

 

 

 

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