tritticoeremiti

 

 

Ieri si è tenuto un incontro nella maggiore fabbrica di disoccupazione italiana, ovvero la facoltà di Architettura della Sapienza di Roma,  tra la nostra classe dirigente, Dario Franceschini ministro delle Cultura, e il presidente di Google Eric Scmidt.

Il tema era “la cultura e il turismo in un’ottica delle sfide del digitale”, un grande classico per i trombettieri nostrani che discettano di sfide e globalizzazione con una mentalità da sagra paesana e sempre molto attenti al possibile  “ritorno economico”, fantomatico obiettivo che si concretizza quasi sempre in una golosa acquolina immaginifica con spasmodica razzia di fondi per verandare con capitelli  trafugati da scavi abusivi e piscinare di maioliche giardini di villoni e terrazze cittadine, moltiplicare suv e spedire i figli a studiare all’estero grazie a fondi neri imboscati tra Malta e Cipro.

Scmidt ha dichiarato lapidario: “Il sistema educativo italiano non forma persone adatte al nuovo mondo”

Franceschini , raffinato pensatore e romanziere abituato a parlare di strategie energetiche con Chicco Testa, di politiche culturali con Walter Veltroni e a finanziare imprescindibili dibattiti di centenari che infarciscono gli scranni dell’Università peggiore d’Europa, ha replicato stizzito:

“In ogni paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano ad esempio potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica”.

In primo luogo salta agli occhi la logica di Franceschini: eremita  crociano amante di una “cultura” monumentale da orticello e non come un processo vivo, io ho il mio tu hai il tuo, fa un discorso che non prevede quello che è essenziale per una formazione umanistica e cioè competenze multidisciplinari

La cultura intesa, ancora,  come una carrellata di busti e arazzi e medaglie ognuno custodito dal proprio usciere in tenuta da portierato romano, munito di cattedra, assopito nelle polveri, e, alla bisogna,  votante per il partito o la cordata che lo hanno messo lì.

Medioevo vs Google.

Per Franceschini non esiste l’uso strumentale degli alfabeti essenziali, l’informatica appunto, e nel suo cervello eremitico non è concepibile che  gli informatici possano essere studiosi di storia medioevale.

Per l’eremitico Franceschini vestito di panama mentre massaggia il suo levriero  e taglia nastri di fallimentari musei già economicamente morti prima di cominciare e rimpolpa frotte di precari per lavori “sociali” tipo strappare biglietti alla cassa ma con master e due lauree,  lo studente italiano dopo aver suonato la lira di Fedro  tra li pecuri dell’Arcadia domestica e aver assorbito i sacri testi della Storia, si sposta, magari con il vaporetto penserà il ministro , verso le Americhe.

Che non aspettano altro che offrire cattedre ad un ebete del genere.

Lui, fulgido esempio di intelligenza patria e Cultura Vera, una salma,  non si sa perché dovrebbe vincere la concorrenza di un dinamico monomaniaco venticinquenne di Kansas city, finanziato da prestigiose  università per venire in Italia a studiare magari proprio il Medioevo e in grado di organizzare un database di storia medioevale, in grado di dettare i suoi scritti a Dragon Naturally Speaking, in grado di farsi finanziare i suoi studi  perché in grado di avere competenze di fundraising in una società che lo ascolta.

Mentre l’italiano, ormai trentenne e fuori corso, boccheggerà in biblioteche fatiscenti inseguendo professori eremitici e santi, irraggiungibili e sempre assenti  come Flores D’Arcais, statue in posa plastica sconosciute al di fuori del raccordo anulare.

Loro, ascetici, sono troppo impegnati nel loro ritiro spirituale a coltivare palingenesi morali e globali che vanno  dalla lotta di classe al giustizialismo e lo fanno per tutti noi, anche per i loro studenti senza borse di studio costretti a chiedere i soldi di mammà per campare e ad elemosinare il dono di lezioncine sottopagate al posto del mammasantissima, impegnatissimo a scegliere schiavi per sostituirlo nel lavoro per cui è pagato e poi a sacrificare la maggior parte di loro, ormai quarantenni,  per mettere sul trono il proprio delfino da acquario ormai completamente addestrato e impagliato.

Intanto il monomaniaco americano sarà in grado di trovare riferimenti al medioevo contemporaneo italiano ammirando magari le tante figurine di matrice medioevale  tra quelle di contorno che riempiono il trittico degli Eremiti di Hyeronimus Bosch a Venezia.

I demoni grilli in pose grottesche, chi ha il naso lunghissimo e la coda da pavone, chi è formato solo da una testa di suora con i piedi che porta a spasso un nido di civetta, chi è un uomo che si getta in un alveare coprendosi di miele. Il tutto con dietro  la vegetazione fredda e mortifera , gli  scheletri, gli  arbusti secchi di uno scenario desertico.

Studierà e capirà l’Italia di oggi e di allora da quelle piccole figure e lo farà  non venendo nemmeno in Italia ma da un fast food in qualche landa desertica  dell’America vistando un sito,  http://boschproject.org/bosch_in_venice.html#hermits, dove le foto dei dipinti veneziani sono state fatte ad altissima definizione, sono fruibili meglio che dal vivo e sono accessibili a tutti.

Un sito forse creato e finanziato da lui stesso, imberbe studente informatico, una risorsa  disponibile per gli eremiti di mezzo mondo.

Persino per Franceschini che, sventolando il fazzoletto bianco e sul molo del porto,  saluterà lo studente cinquantenne in viaggio verso l’America ma imbarcato sulla Costa Concordia.

 

 

 

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Un pensiero su “Google, lo studente, Bosch: il trittico degli Eremiti.

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