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E’ stato Malcom x  (L’ultima battaglia, Discorsi inediti, Manifestolibri) , che piaccia o meno, a tematizzare per primo le due tipologie di nero secondo i bianchi: il primo è riportabile alla figura della Zio Tom, un nero di casa, urbano, sedato e a cuccia, tipico nero igienico dello schiavismo, che vive accanto al padrone . Per lui la sofferenza del padrone è la sua e se la casa del padrone prende fuoco lui è il primo che si tuffa tra le fiamme per spegnere l’incendio. Dall’altra parte c’è invece il nero della campagna, lo schiavo ” e quando la casa del padrone prendeva fuoco i negri della campagna pregavano perché la brezza diventasse un vento impetuoso”.

Il razzismo del popolo italiano  non è sindacabile, è assoluto , storico, radicato e indelebile e non trova una mitigazione formale in un apparato di leggi moderne.

Ma ciò che lo rende davvero farsesco, dal punto di vista culturale,  è la sua versione più inconsapevole e sofisticata,  ovvero quella liberal, “colta”, inclusiva a chiacchiere.

Un popolo che rinnega sempre se stesso in un’ansia patologica di assolversi lo faceva almeno per una saggezza da portinaio, sentirsi brava gente, quando non assecondava la sua natura triviale con leggi razziali e tiranni da tragedia in farsa.

L’italiano istruito e liberal invece vuole partecipare da protagonista ad un impeto di distensione buonista per dimenticarsi prima di tutto di se stesso. Un impeto in cui la ricerca ossessiva di espedienti su cui attivare litanie mediatiche, carriere politiche e sacerdozi,  è il vero cemento per perpetuare la Cultura del Piagnisteo (Robert Hughes) in cui i diritti civili e l’esaltazione vittimistica delle minoranze servono solo per raccontare un’utopia e diventarne gli esegeti.

L’italiano brava gente si è trasformato nell’italiano custode del tempio.  Sempre goloso di novità , nuove frontiere, grandi speranze e grandi “idee”, compiaciuto abitatore di un’abulia che lo faccia sentire centrale nelle teorie in genere, solo così riesce ad essere pienamente complice della bonaccia politica che lo rende indispensabile.

Tutto ciò non ha portato mai davvero a nulla che non sia il moltiplicarsi di questi recitatori a soggetto.

Balotelli infatti, ed è questa l’unica verità che conta davvero,  è diventato italiano solo a diciotto anni pur essendo nato qui.

I mille sofisticati distinguo servono, quando va bene , alla stasi di un  fantasma, la nostra patetica sinistra nella versione liberale o peggio comunista, che ha logorato la sua ombra e vive ormai le sue estasi.

Nella realtà invece lo  straniero, se riesce ad arrivare e non annega, è subito recluso in un purgatorio di sbarre detentive ma “inclusive “: centri di prima accoglienza li chiamano i liberal che li hanno anche creati.

Se nasce qui poi deve aspettare diciotto anni per esistere dal punto di vista dei diritti civili.

E tutto si regge fino a quando lo straniero e il  gay e gli altri esclusi, come ad esempio le coppie di fatto, non insistano troppo a voler essere riconosciuti esattamente per quello che sono. Cioè il fatto davvero destabilizzate che gli altri, che loro, siamo ormai noi: Balotelli non è straniero ma è noi.

Le prassi di inclusione sono accettate solo se davvero mediatiche, solo se farsesche e carnevalesche, innocue ed estemporanee. Così ecco il Gay Pride come esposizione annuale del bestiario ridicolo e fanfarone, occasione di confronto sui temi, recitano loro e invece puro carnevale sdentato.

Ecco il Mucca Assassina come rifugio danzante  per sonnambuli etero ed ecco il massimo che ha prodotto politicamente ovvero una petulante comare transgender Vladimir,  deputato prima perché porta voti e poi commentatore del Grande Fratello come approdo coerente.

Come non considerare poi i festival delle varie minoranze sovvenzionati lautamente ? Come non ricordarsi sempre del maggiore laboratorio italiano di razzismo inconsapevole, tragicamente inconsapevole, ovvero l’orchestra di piazza vittorio, dove tutti loro, esclusi i cinesi, hanno il ritmo nel sangue?

Tutta una festa, una strimpellata  e un pianto per non fare nulla, non ottenere nulla. Se ci fossero diritti certi infatti non ci sarebbero loro e tutto questo è inconcepibile per i sacerdoti della cultura del piagnisteo.

Un popolo del genere allora come può includere ed accettare  Balotelli il nero addirittura come centravanti e giocatore di punta della Nazionale?

Come può renderlo diversamente bianco e vederci l’italiano del nuovo millennio?

Balotelli è sempre incazzato e fa saltare tutti i piani igienisti e pedagogici di questa ipocrisia collettiva: non è lo Zio Tom, non vuole davvero esserlo, non ha accettato la parte in commedia. E’ rimasto addirittura se stesso.

Nel momento della tragedia allora, l’eliminazione,  quel popolo che dice di averlo sempre amato perché è un popolo ” da sempre amico dei negri”, lo usa come capro espiatorio.  I senatori, tra cui uno che a diciassette anni era un nazista e uno che fino a due anni fa era un alcolizzato, dettano la legge dell’assurdo: non vogliamo figurine panini, vogliamo uomini veri, cioè non ci vogliamo.

Svuotato della sua fecondità imposta dai media, essere il nero vendibile perché redimibile, il nero educato, il nero che usa le posate, il nero Zio Tom adatto al patetico paternalismo di un mister da “codice etico”,  Balotelli è rimasto invece quello che è: un ottimo calciatore, un carattere scorbutico e a volte insopportabile  e non un campione assoluto.

Non  funziona quindi, in questa elegia auspicata, la parte conclusiva del lavacro collettivo e cioè il finale: il campione ritrovato, l’eroe italiano anche se nero, il futuro sposo sul carro del trionfo familista e di sinistra.

Peppone , Don Camillo e Rocky  virati ad Obama.

Nella sua ultima provocazione, la cresta bionda, Balotelli invece ricorda a tutti esattamente la tragedia di  Manfredi in Pane e cioccolata: biondo per non sentirsi straniero, biondo per tifare una nazionale non sua, biondo per essere amato.

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Un pensiero su “La lezione di Mario: Balotelli non è lo Zio Tom ma Nino Manfredi.

  1. il problema, invece che politico, è calcistico…..non mi pare sia un ottimo giocatore e il suo atteggiamento attira solo odio da parte degli arbitri………

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