images

 

 

 

Come si arriva al disastro attuale  di Roma? Quale logica lo rende possibile?

Le ragioni sono fondamentalmente di carattere economico e di riforma strutturale dell’amministrazione della città per renderla plasmabile alle esigenze elettorali di un’oligarchia di gerarchi impresentabili, bulimici, classe dirigente da terzo mondo che però ha bisogno del consenso capillare e controllato e che struttura questo sistema in vent’anni di sfacelo.

Qual è il settore che meglio di tutti può garantire un afflusso costante di voti e al tempo stesso una sconcertante mancanza di controllo? L’amministrazione pubblica. Ma come riformarla e piegarla ai voleri di questa pletora di incapaci? Smantellando il pubblico, lo Stato, e creando un parastato del tutto impresentabile ma venduto secondo l’ideologia dell’efficientismo privato e in realtà più fallimentare del pubblico stesso.

I dipendenti comunali sono 25 mila (dei quali 6 mila vigili) e prendono uno stipendio medio netto di 1.300 euro al mese . Sembrano troppi ma in realtà in quasi tutti i settori sono pochi. Carenze che vengono “colmate” con le esternalizzazioni dei servizi, creando una giungla di aziende partecipate che impiegano 32 mila dipendenti (75% fra Ama, Atac e Acea), del cui stipendio medio non si sa nulla perché ogni azienda ha un suo contratto.

Da una parte così il Comune si preoccupa di tagliare e bloccare le assunzioni mantenendo un personale vecchio inefficiente e soprattutto insufficiente.

Dall’altra in vent’anni questa classe politica crea un vero e proprio parastato regalando fondi e competenze ad aziende partecipate di cui si sa poco o nulla tranne i costi che gravano sulla società esattamente come realtà statali ma senza alcun controllo.

Ecco allora che viene creato un sistema di centinaia di società che forniscono esattamente quello che una volta forniva il Comune, con una giungla di contratti e ricche retribuzioni, assunzioni a chiamata diretta e del tutto fuori controllo, rinuncia di gestione in interi settori che dovrebbero essere il punto di forza e di eccellenza delle politiche di sinistra: il welfare, l’accoglienza degli immigrati e il reinserimento sociale degli emarginati.

La sinistra champagne e la destra fascista possono così occuparsi dei due rispettivi ambiti di propaganda.

Da una parte la cultura, intesa come mangiatoia pubblica e moltiplicazione di spazi insensati ad imitazione di realtà europee, senza gli stessi soldi e le stesse competenze, moltiplicando i poli museali  e riducendoli a greppie e mangiatoie per famigli senza alcuna politica culturale coerente. Parcheggio per dame e i loro sospiri.

Dall’altra la gestione della paura dell’immigrato attraverso fondi dati ad amici trasversali (Buzzi) e al tempo stesso oggetto di propaganda razzista per fomentare, con richiami pavloviani, l’estrema destra e i suoi ragli da bestiame.

Il tutto in una recita sconcertante il cui unico scopo è alimentare la propria cerchia a turno, facendo ricadere i costi della stessa sulla società, sui cittadini.

Oggi il capolavoro di un’inchiesta talmente sviante e spuntata ma in fondo forse indispensabile come un conato.

Si parla di 60 milioni di euro su un budget comunale di 6,5 miliardi di euro, si parla di persone che tutti conoscevano da 25 anni, si parla cioè del classico crampo di restaurazione a breve termine e fomento per iracondi e schiumanti “puri” manipolabili dal richiamo del sangue sperato, la vendetta e la forca, e in realtà classici protagonisti possibili di future  abbuffate.

Un paese e una città governati da tribù di affamati perenni e inetti,  chiusi nel proprio bozzolo come se non esistesse la globalizzazione, ma furbi nel talento innato di piegare ciò che resta dello Stato alle proprie esigenze intestinali e rapaci.

La scomparsa della sinistra, per chi si è mai vagamente riconosciuto nelle politiche di welfare e di accoglienza di quella parte, nell’idea cioè di una società progressista governata secondo i dettami di giuste politiche sociali e inclusiva, è talmente cocente e sconcertante che sarebbe ora di chiedere una seria commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione delegata dello Stato da parte di una struttura come la lega delle cooperative, vero motore economico di una banda di oligarchi predoni.

The courage of life is a magnificent mixture of triumph and tragedy diceva Kennedy.

Per questo rimanendo oggi solo molte rovine senza alcun trionfo è molto difficile essere coraggiosi in questa città.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...