Masscult, midcult: perché rileggere Umberto Eco mentre moriamo di fame.

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Rileggere oggi un classico della saggistica italiana come “Apocalittici e integrati”, è un’esperienza spiazzante.

La prima edizione di questo testo è , infatti,  del 1964, un’era geologica fa.  Eppure molte delle questioni poste nel saggio rimangono ancora inevase nel nostro dibattito culturale, molti torpori messicani che acquietano ogni acume sono ancora rifugi di chi prova a fare critica utilizzando formulari, molte auto indulgenze sono ancora la norma .

Forse, mi viene sadicamente da pensare, perché il testo non viene più letto da nessuno, pur essendo citato quasi sempre.

Per semplificare al massimo, alcune delle idee che Eco critica e chiarisce rimangono ancora oggi moloch indiscussi, urgenze date per scontate, strumenti spanati usati come clave per utili generalizzazioni  e grande serbatoio di pigrizie in cui la nostra critica può attingere a piene mani senza preoccuparsi di discuterne la validità o il senso.

Ad esempio il rapporto “uomo massa- feticcio culturale” ritorna sempre come un fantasma categoriale decisivo per un’euristica dell’industria culturale stessa.

Anche oggi in cui definire i confini della stessa industria risulta un compito di complessità monumentale.

Ma sembra sempre però non morire del tutto la presunzione dell’intellettuale che di quell’industria e dei suoi processi produttivi ne è parte integrante.

Il cipiglio dell’intellettuale umanista apocalittico si impegna così, con vocaboli turgidi e istinto sacrificale,  a rispondere alle domande: come capirla l’industria culturale ? Come svelarne i diabolici giochi?

Quasi sempre con l’idea della totale passività del ricevente, manipolato ma anche compartecipe dell’inganno.

Naturalmente è un rapporto, uomo massa- feticcio culturale, che oggi si dà  in forme mutate e non così ideologiche come nel ’64, ma con la stessa indiscussa verità di strumento “utile” a capire dove stiamo andando.

Con lo stesso crampo intellettuale di allora e con la stessa presunzione totalizzante, è una coppia usata ancora per spiegare le logiche economiche più svariate  ma quasi sempre marchiate da uno scontato utilitarismo e immancabilmente complottarde, sempre sottostanti cioè alle decisioni di chi la cultura la pianificherebbe dall’alto.

Una sorta di grande kitsch del capitalismo che pianifica i risultati emozionali  nei propri prodotti e li finalizza a suscitare risposte emotive che facilitino ulteriore consumo utilizzando varie leve ma soprattutto seminando nel terreno fertile dell’uomo-massa.

Non se ne discute però mai il paradosso fondativo che invece Eco aveva capito benissimo già in quel saggio.

Proprio lì infatti si chiarisce che  l’uomo massa è esso stesso il frutto maturo di un processo feticistico, l’uomo massa e la sua passività indottrinabile è un feticcio esattamente come il feticcio culturale che sarebbe costretto a subire.

E’ il frutto cioè di un pregiudizio intellettuale e di fatto non esiste al di fuori di queste logiche oppositive digestive, scambiate per acume e disvelamento.

Categorie usate e date per scontate anche negli spazi di maggiore libertà che internet ci offre.  Libertà che la rete dovrebbe offrirci perché svincolati da logiche di appartenenza o più giustificabile sussistenza. Anche lì, nell’ampia e qualificata produzione di contenuti critici, questo dogma feticistico, questa coppia polare,  ritorna come chiave decisiva di analisi e confronto per spiegare processi complessi, per ridurli.

Nessuno che si chieda mai se esista davvero.

Altro concetto che le nostre pigrizie intellettuali usano spesso per svelare le altrui “pigrizie” o i minacciosi e mimetici assedi della “grande manipolazione”  capitalistica, è quello di Midcult.

Cioè, per chiarire, un’esperienza privilegiata che eleva lo spettatore e ne appaga le esigenze di commestibilità di prodotti culturali che però in realtà gli rimangono del tutto estranei nella loro essenza destabilizzante e dubitativa.

Midcult come cultura che consola e che non fa riflettere quindi, come ottenimento di uno status, sociale e  di appagamento,  più che come feroce pungolo di una rinascita delle coscienze.

Tutto vero ma…

Come giustamente fa notare Eco rileggendo Dwight MacDonald,  l’autore che lo ha inventato, anche lui meritatamente citato da tutti, visto il valore euristico del testo, ma mai letto da nessuno nonostante si tratti di un libretto di poche pagine, per arrivare al concetto di Midcult  bisogna prima operare una rimozione elitaria.

Liquidare cioè un altro ambito di analisi in poche pagine, ovvero quello di Masscult, e concentrarsi su un territorio di mezzo, un purgatorio di chi crede di elevarsi umiliandosi.

Secondo Eco,  MacDonald  agisce in molte parti del suo libro esattamente con le stesse logiche  dell’oggetto della sua critica.

Rimuove cioè l’essenza perturbante di ciò che indaga e cristallizza una cartografia che funziona sulla base di una censura di fondo o un mancato interesse per il masscult.

Dato come luogo scontato, inferno dei reietti, e non come oggetto culturale da sottoporre a disamina attenta, il masscult rimane una discarica da evitare e non qualcosa di davvero serio, un termometro del contemporaneo.

Un po’ come quelli che si vantano di non guardare la televisione.

Come uscirne? Forse anche rileggendo Umberto Eco, Apocalittici e integrati, 1964.

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