Clown 01

A Maratea  nessuno parla di Pil, nessuno si preoccupa della condizione economica dell’Italia di oggi e per una semplice ragione: a Maratea non esiste l’economia, l’Italia dista due ore e quaranta di treno ottocentesco e la gente rispetta un dogma, arrangiarsi.

La prima cosa che noti arrivando in questo posto è un’enorme statua di Cristo sulla montagna.

Qui  lo chiamano il Cristo di Rio perché da lontano è simile a quello di Rio de Janeiro e dà a tutto il contesto un valore aggiunto: la Basilicata con un pezzo di Brasile dentro.

La seconda cosa che noti però, salendo a piedi al Cristo redentore, è che la statua di Cristo non è Cristo.

Non ci sono i segni del martirio, non c’è una croce, nemmeno la corona di spine c’è.

Il volto non è quello di Gesù.

In compenso la comunità ha creato tanti lavori  per gestire le visite al finto Cristo.

Cristo

 

Ci sono tre pulmini della criminalità locale e uno del Comune. C’è un parcheggio a pagamento con dieci addetti e c’è la chiusura del vecchio tratturo  che portava a piedi sulla montagna. Al posto dello stradello tre cavalcavia in cemento costati milioni.

Che però sono stati dichiarati subito inagibili alle macchine e dove possono salire solo i pulmini per evitare il rischio crolli.

Così, tu turista devoto e affascinato da Gesù, arrivi in macchina a 300 metri dalla meta e paghi il parcheggio.  Poi paghi il pulmino per salire e poi, arrivato a dieci metri dalla statua, paghi anche un biglietto. In tutti questi passaggi si è creata occupazione: tre giovani al casotto del parcheggio, uno per la sbarra, uno per i biglietti e uno per farti parcheggiare. Sei o sette autisti, con facce patibolari in grado di condurre i pulmini leggeri su viadotti pericolanti.

E infine tre volenterosi ragazzi che ti bloccano  al passaggio finale dove intravedi il finto Cristo e ti mandano in un altro casotto di legno dove compri l’ultimo biglietto. Tre biglietti per trecento metri.

Nessuno sale alla statua a piedi, nessuno si muove, “Abbiamo i bambini ed è tutto in salita” sono le frasi più comuni. E’ tutto in salita perché la statua è su un monte e domina il porto.

Abbiamo i bambini anche è vero. Tanti.

Così una fila di obesi e una lunga fila di figli arrancano dal sedile dell’auto parcheggiata fino al pulmino per poi affrontare altri dieci metri dalla fermata del pulmino alla statua dove si affrettano a sedersi di nuovo sui muretti per ammirarla.

In tutti questi passaggi, da un sedile all’altro, oltre a pagare, mangiano.

Nessuno si chiede perché la statua di Gesù non sia Gesù.

E’ stata donata alla città dal conte Stefano Rivetti, imprenditore in fuga dal Piemonte perché affascinato dai soldi della Cassa del Mezzogiorno e con l’utopia di creare nella zona addirittura un distretto industriale. Nel territorio elettorale di un devotissimo democristiano, ex primo ministro, e cocainomane doc, il conte fa costruire la seconda statua del redentore più alta al mondo. Poi prende i soldi della Cassa e fonda a Maratea  Lini e Lane, una fabbrica manifatturiera subito fallita. Costruisce con fondi pubblici l’albergo Santavenere, sempre suo, e un night .

La statua è di Cristo quindi? No la statua è lui.

Lui, infatti, oltre ad esserci sepolto sotto in una grotta, è il volto del monumento. La statua di Gesù è in realtà il conte.

L’enorme redentore è l’unica fonte certa e duratura di lavoro per i giovani di qui che non sono entrati alle Poste, una delle poche sedi sopravvissute ai tagli.

Maratea

C’è anche la stazione dove ci sono almeno dieci addetti alla biglietteria che discutono di Higuain e aspettano di andare a casa.

E’ il loro lavoro.

E c’è qualche anziano viaggiatore.

La biglietteria chiude all’ora di pranzo che qui è alle 12-30. Riapre alle 16-30 per dare tempo e modo ai bigliettai di fare la cosa più importante per una salute prominente: mangiare.

Altri lavori possibili del posto: aprire ristoranti e bar. Ma ormai sono troppi i ristoranti, troppi i bar e i clienti, turisti da fuori, mangiano sempre meno, tirchi e sospettosi venuti dal nord.

risto

Il posto è splendido, il cibo meraviglioso, il mare magnifico. Ma la prima cosa che capisci subito è che i turisti, cioè gli sconosciuti che si sono spinto più giù di Napoli per la prima volta e che quelli del posto non hanno mai visto prima, loro li odiano.

mare

Intrusi, curiosi, parlano e guardano. Meglio non averli.

C’è anche chi ha ereditato una striscia di terra e il suo lavoro consiste nel non fare passare gli altri. Si apposta sotto un cartello che ha piantato lui  dove sta scritto “strada privata” e non fa passare nessuno.

Lui è il passaggio .

E’ lì appostato dalle sette di mattina fino alle undici di sera e impedisce che le persone possano arrivare con le macchine davanti alla loro casa perché lui ha una striscia di terra sua.

Se vuoi passare devi pagare. Una cifra di 5000 euro a macchina che ti vale per tutta la vita o almeno fino a quando lui non decide di chiedertene altri.

Questo il suo lavoro per i tre mesi estivi: cercare di farsi dare da tutti, circa dieci persone, i famosi 5000 euro a macchina.

Ma qualcuno si è rifiutato di pagare, non capendo l’idiozia di dover poi cercare un avvocato e pagarlo per anni e senza il risultato certo che l’uomo del cancello invece ti garantisce: passare e parcheggiare.

La sua giornata e la sua estate da dannato hanno un prezzo. Appollaiato e grifagno accanto al suo cancello e al suo cartello,  nell’attesa di beccare chi ancora non l’ha pagato e litigarci, l’uomo non demorde.

E’ il suo lavoro.

clown

E poi c’è Clown bistecca. Arriva verso metà Agosto, fa un numero di giocoleria dove tutti i bambini sbadigliano. Ma la vera sorpresa la tiene per il finale: un baule di legno verde con un pitone narcotizzato e quasi  morto dentro.

Lo fa tirare fuori dal suo assistente perché lui, si capisce, non si fida proprio. Si dovesse rianimare,sono guai.

Le madri pagano l’assistente per fargli mettere quel tubero moribondo attorno al collo dei figli e poterli fotografare.

Clown bistecca ha un aspetto cattivo, fa proprio paura. E anche lui deve averlo capito perché, infatti, se ne sta in disparte. Cerca solo di vendere a chi è in fila per la foto con la serpe, pacchi di popcorn e zucchero filato.

Una grande confusione: i bambini piangono disperati per il viscido rettile sul collo.

Clown bistecca li saluta con il suo sorriso demoniaco, le mamme strillano ai figli di stare fermi per scattare la foto, l’assistente fa muovere la fila, si devono sbrigare.

Più bambini col pitone, più soldi.

Clown Bistecca ha anche un sito dove scrive che lui è un giocoliere con palline, clave, sciabole, cerchi, racchette. Qui si sono visti solo due birilli.

Scrive anche che lui è un artista indicato per gestire e divertire i bambini di ogni età (da 0 a 100). Affitta pure una tenda con un diametro di 18 metri e una struttura a pagoda . E ci tiene a specificare che, se vi serve, ha anche un gruppo elettrogeno da 6kw.

E’ il suo lavoro.

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