darthvader

Sull’onestà intellettuale di Lagioia c’è molto poco da scrivere. Chi la mette in dubbio è in malafede o non l’ha mai letto.

Il suo è sempre, sempre, un pensiero appassionato, con un stile incisivo efficace  e affascinante. Uno dei migliori scrittori italiani della mia generazione.

Ma come teorico proprio tutto questo lo rende doppiamente colpevole.

Infatti in lui l’ideologia storytellare che “rimuove il velo”, si unisce sempre alla visione totalizzante dei futuri auspicati da sinistra , un richiamo all’ordine e ai doveri, una morale. Di destra.

Il ritorno all’origine perduta dei “grandi ideali” di sinistra dopo la caduta capitalistica? Così sembra. Il suo pensiero, che lo si voglia o meno, è stimolante, oserei dire sfidante. Ma non in quanto declinazione profetica di prospettive e critiche di sinistra ma in quanto consolidamento reazionario ed elitario di un pensiero di destra. E rivela come la sinistra italiana, nei suoi migliori gendarmi di senso, e lui è tra i migliori, sia l’espressione più fertile di una sempre negata, inconscia direbbe il nostro, visione di destra della società, del contemporaneo e della storia.

Nel suo ultimo pezzo “Donald Trump, un sogno dentro un sogno”, una lunga e articolata analisi politica si consolida in una narrazione da metafisica fantascientifica.

Ci sono personaggi narrativi affascinanti in classico stile Guerre stellari: c’è il capitalista Dio mosso dalle ragioni del Grande Rettile Contemporaneo che beve sangue, c’è un ibrido strano tra hipster sofisticato e fighetto nostrano, minaccioso almeno quanto il grande rettile, che uccide persone sbandando in Tesla, altro simbolo del Capitale e c’è un Super Io ipertrofico, una specie di vigile urbano che dirige i traffico sociale di un inconscio collettivo di zombie eterodiretti alla Matrix .

Questo presepe narrativo  sarebbe innocente se non fosse poi declinato filosoficamente e politicamente

Ed ecco che Lagioia si trasforma in un Fofi minore con venature tra Obi-Wan Kenobi e Yoda .

La domanda da tono apocalittico è :

“Perché il discorso della sinistra è oggi tanto inefficace? Perché non ha fermato Donald Trump e non sembra sortire effetti concreti contro i populismi, i neorazzismi, le derive genuinamente antidemocratiche che agitano venti di tempesta in Europa e negli Stati Uniti?”.

Vedere nella Sinistra Critica la mancanza di slancio propulsivo è la base di partenza per non discutere mai i presupposti da cui il ragionamento parte.

La domanda vera sarebbe: da che rampa dovrebbe decollare la Sinistra mondiale per cambiare dall’iperuranio il contesto reale?

La sinistra avrebbe dovuto fermare Donald Trump radicando in un popolo alla deriva, succube di propaganda, i valori fondativi della sua storia?

L’unica cosa certa è che non l’ha fatto, venendo meno al suo compito storico?

Tutto questo senza che Lagioia si preoccupi minimamente di spiegarci questo presupposto:  da dove viene questa investitura destinale, questo stigma da iniziati che solo alla sinistra pare concesso, di incarnare i valori della rinascita e del risveglio e diffonderli, ma più spesso tradirli, per mantenere sempre vivo l’avvento auspicato del mondo nuovo e la continuazione della saga?

“Ricorda, Luke: la Forza sarà con te, sempre” (Obi-Wan Kenobi)

Anche la destra dice lo stesso. I valori sono diversi?

Non ne sarei così certo se i presupposti del melodramma storico apocalittico sono sempre:  rinascita tradita, palingenesi mancata, vitalismo.

Un’origine tradita e una presunzione di purezza, un compito, quindi.

Per il nostro che la sinistra non assolva questo compito e non l’abbia fatto finora e che non provi più a farlo, che abbia fallito nella sua istanza rivoluzionaria e pedagogica, è sintomo di qualcosa di profondo.

“L’impressione è che, negli anni novanta, la sinistra abbia in apparenza provato a conservare per così dire il metodo, rinunciando all’Idea, all’escatologia, col risultato che anche il metodo, perfino nella media distanza, ne ha risentito.”

Un mistero strutturale che spetta alle élite intellettuali di quella stessa sinistra rivelare? Sembra così.   Ma rivelare cosa?

Il nulla: i venti di tempesta in Europa e Stati Uniti ?

Una farsa storica apocalittica e eurocentrica e non supportata da alcun dato che in realtà dice ben altro come dimostrano, tra i tanti,  Anthony Giddens o Samuel Huntington sulla diffusione mondiale della democrazia .

Ma nei grandi fini della teleologia narrativa di sinistra  il dato e i fatti sono sempre cemento della propaganda del Capitale. Anatemi, sdegni, rifiuti e profezie sostituiscono analisi, lentezze, complessità , progetti e trasformazioni.

E allora cosa resta a noi di sinistra? Una fanfara confessionale e penitenziale. Un appello all’onestà o peggio al vitalismo:

 ” Tornare ad amare la vita da esseri umani” scrive Lagioia.

Quindi, paradosso, un pensiero e un vitalismo tipici della destra.

Prima però per tutti noi che veniamo da quel mondo di colpe, c’è  da passare la fonte battesimale: almeno noi, élite di illuminati di sinistra, confessiamo i nostri peccati:

” Nessuno accetta in cuor suo di  di avere mai messo in pratica la condotta tanto equivoca che fa ciclicamente tintinnare di piacere le scaglie del Grande Rettile “

Che tradotto con Yoda.

Arduo da vedere il Lato Oscuro è“.

La storia è stata ricondotta all’unità e infatti la nostra epoca è sventurata  (ci mancherebbe) ed è necessario mondarsi dai peccati tipici del traditore di ideali, anche se chi li ha traditi non ha capito bene quali siano questi ideali:

“Sventurata l’epoca che smantella lo spazio interiore necessario a dirsi “ho sbagliato”, “sto tradendo i miei ideali”, “per troppa debolezza mi sono ritrovato a fare il gioco della forza che volevo contrastare”, “mento sapendo di mentire”, “danneggio i miei simili per ottenere un vantaggio personale”.

Che tradotto con Yoda:

“La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza. Ah… Io sento in te molta paura.”

Cosa manca in questo discorso da supplice al tempio, da stantia sacrestia tra la sezione e la Chiesa? Manca l’arrosto, mancano gli ideali. Quali saranno?

Ma l’autore non sembra preoccuparsene troppo perché:

“La sinistra istituzionale ha dimenticato che l’essere umano ha ancora bisogno di grandi idee. La disinvoltura con cui vi ha rinunciato dice molto della sua lontananza dal nostro nucleo più segreto e irriducibile, il che si può spiegare solo con l’assoluta dissociazione che soffre rispetto a se stessa e al suo ruolo.”

Se unite questo ad un altro grande classico teorico della sinistra e anche della destra,  l’alienazione metafisica dell’Occidente,  il rimando costante ad un avvento a venire a colpi di grandi valori è la soluzione più ovvia.

Palingenesi per tutti e tornare umani. C’è stata una caduta quindi che ci ha reso così poco umani?

Chi di voi guardandosi la mattina allo specchio non vede uno Zombie Consumatore?images

Ed ecco entrare però in scena un altro attore in commedia che ci permette di non capire nulla ma assolverci.

Il Super Io di Freud come  una specie di guardiano della soglia.

Nel neo psicologismo lagioiano è lui a mediare tra pulsione e coscienza censurando lo spirito libertario e anarcoide che, non si sa bene perché, è da Lagioia fatto appartenere alla sinistra.

La sinistra e la società tutta, il mondo capitalista tutto, sembra dirci Lagioia, hanno un problema, persino psichiatrico, che attanaglia le forze possibili di un necessario Rinascimento.

Esiste per Lagioia una bulimia delle nostre energie desideranti perché producano consumo.

D’altronde: “Una volta che lo accetti, il lato oscuro è con te per sempre” direbbe Fredon Nadd del pianeta Onderon.

Una specie di idraulica di vasi comunicanti, ridicola, in cui un amorfo soggetto sociale è pavlovianamente istigato a consumare sempre di più.

Da chi sia istigato e soprattutto come, cioè con quale processo culturale e quali dinamiche, non è dato sapere.

Senza negoziazione identitaria e in nome di una semplificazione teorica galoppante che si può riassumere in questo sbadiglio: Lagioia ha scoperto che la Macchina è macchinosa e trama alle nostre spalle.

Il lato oscuro della forza.

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Prendiamo però atto anche che Lagioia ha risolto in tre righe tutto il dibattito e gli studi sulla negoziazione identitaria, sui consumi culturali e non, sul marketing emozionale, sulle economie della propaganda e sui poteri in gioco.

Il risultato è paradossale, ma con molte affinità oltre che con Guerre Stellari con le tesi nostalgiche di CasaPound.

Da un parte un popolo eterodiretto e vittima del Capitale va riportato sulla retta via con un salvifico anticapitalismo.

Dall’altra la vulgata lacaniana di Zizek, la coazione a godere,  una specie  di ultimo rantolo francofortese che tutto spiega.

Con il conflitto nevrotico tra desiderio e repressione viene svelata la tenaglia psichiatrica che ci tiene prigionieri.

E, come sempre, visto che godiamo coattivamente , ci assolve tutti e ci rimanda al futuro.

“Ma cosa accade se, anziché l’Io, diventa il Super-Io il principale mediatore tra parte cosciente e giungla pulsionale? Se, divenuto ipertrofico, sfugge del tutto al controllo della sfera cosciente? “

Si chiede Lagioia.

D’altronde :

“La Forza è quella che dà ai Jedi la possanza, è un campo energetico creato da tutte le cose viventi. Ti circonda, ci penetra “― Obi-Wan Kenobi

Ma invece  la depressione individuale? Per Lagioia non è materia da dibattere. Nell’avvento dei veri valori e nel fiume carsico del “poliziotto sociale Super Io” a sparire è proprio l’individuo e i suoi veri problemi. Come ad esempio la depressione.

Tutto passa da un fantasmatico Super Io che regola il traffico per impedire la Rivoluzione e il pensiero libertario.

Ma invece è casomai proprio l’appagamento costante del desiderio (questa è la vera possibilità del contemporaneo) e non il suo rimando nel flipper nevrotico (come vorrebbe la gendarmeria sociale lagioiana-lacaniana-freudiana) che porta l’uomo , il singolo, all’infelicità.

Come ci insegna  Alain Ehrenbergh in “La società del disagio“.

 ” Viviamo in una società fondata sulla bulimia forzata – l’ottimizzazione, cioè l’esasperazione delle nostre energie desideranti perché producano consumo, dunque profitto, ci crea intorno un sistema disciplinatorio dalla rigidità via via più soffocante.”

Il sistema disciplinatorio è già qui? Così pare.

Vi ha già citofonato Dart Fener ?

Gli autori che smentiscono tutto ciò sono davvero tanti e per rimanere in campo umanistico-sociologico basterebbe l’indagine carsica sull’invenzione del passato di Appadurai, gli studi di R M. Schindler sulla nostalgia nelle dinamiche di consumo o l’io modulare di Bodei.

Insomma basterebbe capire che i rapporti di consumo sono complessi.

Non c’è nessuna passività come vorrebbe il nostro esegeta. Nessuno schiacciamento.  Ma anzi partecipazione emotiva, libero arbitrio e ricerca di approdi identitari in ogni consumo, ricerca di felicità e godimento. Scelta, volontà, partecipazione. Che piaccia o meno all’intellettuale.

Figura di consumatore e di popolo e società che, nella sua passività indimostrabile, serve in realtà soprattutto a ritagliarsi un predominio di campo: spetta all’intellettuale di sinistra infatti risvegliare le coscienze e guidare il popolo verso la  luce, sciogliere i nodi del sistema disciplinatorio!

Quando? Meglio mai, così questa processione liturgica  può essere sempre ripetuta e il miracolo sempre atteso.

Spetta all’intellettuale di sinistra essere un elitario di destra che vede l’altrui inconsapevolezza e la risveglia a colpi di tanta umanità.

“Ricorda, il vigore di uno Jedi proviene dalla Forza… Ma stai attento: collera, paura, aggressività, il lato oscuro essi sono. Quando il sentiero oscuro tu intraprendi, per sempre esso dominerà il tuo destino” 

E qui il delirio nichilista, sempre di destra inconsapevole, come metodologia di annullamento delle differenze, si fa visione totalizzante del meccanismo sociale profondo. La Macchina. Che però vede solo Lagioia:

” Se un tempo ci si doveva sacrificare per la salvezza della patria, oggi bisogna godere per favorire il potenziamento della rete di cui facciamo parte. La società dei consumi è tanto più potente quanto più è sfrenata: il suo combustibile è un godimento che viene da noi, ma non per noi.”

Tutta l’essenza di un pensiero solidamente reazionario: la storia sociale come storia dei fini ( la salvezza della patria che diventa la società dei consumi sfrenata), la manipolazione di agenti esterni come deresponsabilizzazione dell’individuo.

Ma lampante in questo ragionamento è tutta la sclerosi dei bisogni idiosincratici degli intellettuali che anelano all’ineffabile, al sublime, all’oltrepassamento.

A svelare a tutti noi, popolo bue, il lato oscuro della Forza.

Forse la lettura e la frequentazione dei libri  di Rorty lo avrebbero aiutato.

Ma Lagioia certi autori  se li conosce li evita.

C’è infatti in lui tutta la spianata di crampi della “autentica critica”: le regole, le pratiche di consumo, le istituzioni , sono tutte al servizio di forze (la Macchina)  che le utilizzano per fini disumani.  E solo per questi.

E questa visione totalizzante, come dice Rorty  è: ” Una delle idee più stupide professate dalla sinistra “.

” Che comunità è dunque quella i cui individui da una parte credono ciecamente nel proprio diritto al godimento (lasciando il godimento del diritto alla Macchina, per meglio dire al Rettile) e dall’altra non perdonano ai loro simili la minima colpa, dal momento che sbagliare è la vocazione del genere umano?”

La  domanda è giusta: che comunità è? Il dubbio è che, vista la mancanza di prove e la pazienza nel dimostrarle, questa comunità non esista.

E che esista invece solo nel laboratorio avventizio di una visione semplificata e reazionaria dello sguardo dall’alto dell’intellettuale.

Segue poi lungo excursus su Donald Trump.

Da punto di vista narrativo molto bello. E qui Lagioia dà sempre il meglio di sé. Il suo talento di scrittore è evidente.

Trump è raccontato dalle sue stesse parole ed emerge in tutta evidenza come un vero caso psichiatrico.

E di sicuro qualcosa di mostruoso e che non va in lui c’è.

Ma Trump  che in una società americana ribalta tavoli e dà sfogo alle sue più barbariche pulsioni senza autorità intermedie di controllo e senza il controllo democratico dei media e del mercato, semplicemente non vivrebbe in America.

Forse vivrebbe in Italia. Cioè quella raccontata è un’ America che semplicemente non esiste se non nelle mappe mentali talentuose dello scrittore apocalittico.

Ma poi ecco tornare l’ansia totalizzante, la ricetta storica, la necessaria rinascita:

” La sinistra istituzionale ha dimenticato che l’essere umano ha ancora bisogno di grandi idee.” 

La sinistra italiana in questo senso è specializzata nell’attesa avventizia del realizzarsi di grandi idee. Mai peraltro discusse nei particolari perché troppo alto è l’ideale e riassumibile in una presunzione di purezza in cui qualunque desiderio trova infine la propria stanchezza, la proprio verità.

Di sinistra naturalmente.

“Occuparsi della cultura non è forse storicamente una prerogativa della sinistra?”  ci chiede retoricamente Lagioia.

La risposta, per fortuna, è No. Non c’è nessun fondamento storico che confermi questa mortifera e assolutamente falsa filiazione. Anzi direi di più: pericolosa.

“Storicamente”  ci sono pensatori come Locke, Bentham, Montaigne, Hume, Popper, Bertrand Russell ed economisti come Friedrich von Hayek o psicologi dell’economia come Daniel Kahneman o geniali ibridi come Taleb che grazie a Dio hanno dedicato la loro vita e il loro pensiero non al posizionamento politico a sinistra. E si sono occupati di cultura al meglio.

Ed etichettarne alcuni , per liberarsene e non discuterci, con la generica categoria di Liberismo, meglio se sempre “sfrenato”, è un pensiero e una prassi di destra.

Censoria, ideologica, anti libertaria con un risultato chiaro: l’impoverimento del dibattito pubblico e delle teorie, la marginalizzazione di importanti idee e il galoppare verso orizzonti di apoplessia . A colpi di pensiero vittimario e pauperista per rubacchiare consenso anche sui poveri.

“L’economia contemporanea – di cui la Macchina è solo il più efficace degli ottimizzatori – è in realtà una forza del passato più remoto, della preistoria, viene dai cieli bui e dalla paura atavica che alimenta il nostro lato più violento e ancestrale”

Lagioia non sembra mai considerare  la possibilità che la perdita delle illusioni non coincida, come vorrebbe lui, con il desiderio di una regressione barbarica.

Non implica infatti nessuna visione apologetica della contemporaneità,  nessun ritorno ad una  ” meta che ci trascenda”, nessuna visione nostalgica in nome dei “veri valori” qui detti “grandi idee”.

Quelle che lui chiama grandi idee sono in realtà una scorciatoia reazionaria e  il fondamento di un gioco perverso e irrisolvibile e, questo sì, davvero nevrotico.

La liturgia sempre rinfocolata e la rinuncia alla responsabilità personale quotidiana, al tribunale dialettico della  ricerca condivisa e lenta, piena di errori, piena di verifiche ripensamenti e correzioni.

La ricerca e la realizzazione di “ragionevoli speranze” (Bacone), che, proprio perché tali, sono limitate e fallibili ma anche le sole efficaci.

Come aveva capito proprio Freud che, nel 1927  in un’epoca con maggiori “venti di tempesta ” di oggi, lo stesso anno di pubblicazione del mefistofelico Essere e tempo, scrive un necessario e lucido elogio della scienza e della ragione in “L’avvenire di un’ illusione”.

E voglio finire questo lungo pezzo dedicato ad uno scrittore con l’esempio di due “ragionevoli speranze” donate sempre da due scrittori, Musil e Primo Levi.

Nella convinzione che esempi di una “ragionevole speranza” possano sempre allontanare la disperazione e le scorciatoie da illuminati che portano ad Auschwitz se va male e alla fantascienza se va bene.

Il primo: ” Il cammino della storia non è quello di una palla da biliardo, che segue un’ inflessibile legge causale; somiglia piuttosto a quello di una nuvola, a quello di chi va bighellonando per le strade, e qui è inviato da un’ombra, là da un gruppo di persone o dallo spettacolo di una piazza barocca, e infine giunge in un luogo che non conosceva e dove non desiderava andare”

Il secondo: ” Poiché è difficile distinguere i profeti veri dai falsi, è bene avere in sospetto tutti i profeti; è meglio rinunciare alle verità rivelate, anche se ci esaltano per la loro semplicità e il loro splendore, anche se le troviamo comode perché si acquistano gratis. È meglio accontentarsi di altre verità più modeste e entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione, il  ragionamento, e che possono essere verificate e dimostrate.”

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