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In un momento in cui Checco Zalone ha scatenato così tante polemiche viene da chiedersi perché Luca Medici sia bravissimo.

E come fa ad esserlo?

Se vi interessa il “dibattito critico”, e cioè quel pollaio di asfittici gargarismi vittimari, ideologici, ombelicali e crampi da sacerdoti del gusto e del giusto, sul suo nuovo trailer , questo è un link per il riassuntino delle posizioni:

https://spettacoli.tiscali.it/cinema/articoli/zalone-e-le-nostre-paure-immigrato-clip/

Ma di Zalone ne ha parlato, bene, anche Fabio Volo. E Volo invece è importante.

Volo infatti è sicuramente, insieme a Moccia, uno  dei brand più significativi  della nostra industria culturale. Ma, oltre ad essere un brand, esiste davvero e a volte parla pure ed è quindi importantissimo ascoltarlo e leggere le opere narrative scritte da lui o forse dai suoi geniali ghost.

Lui infatti è un Checco Zalone che ce l’ha fatta, con opinioni e successo, un coté intellettuale datogli dai romanzi di strepitoso successo e una carriera poliedrica sempre all’insegna di un ostentato e coltivato qualunquismo. Osceno per alcuni, salvifico per altri.

Volo è l’innocente perché mentecatta rappresentazione dell’inettitudine bonaria ma soprattutto nevrotica del grande tiepido all’italiana. Le sue opere sono i romanzi del languore perpetuo e nostalgico dell’uomo possibilista e aereo, ma voglioso di altrove e piagato da nevrosi. Ovvero goloso sia di disimpegno catartico sia redenzione nell’amore vero. Una sintesi dell’italiano contemporaneo.

Solo Edoardo Leo lo eguaglia per fisiognomica impalpabile. Ma con molto meno successo e incisività essendo stordito dalla piazza cinematografara romana e dai fritti misti della bonaccia da capitale. Con le caciare e il poco talento di chi resta a Roma e Roma frequenta.

Fabio Volo, invece, li surclassa tutti. È stato anche lui attore grazie alla sua straordinaria e melliflua adattabilità: essere, prima che contenuto, un contenitore, un compattatore di tutti i possibili sviluppi e ricicli dell’uomo medio.  Una poetica nevrotica  perché  sempre  costruita su disponibilità infinita al desiderio. E le fasi-chiavi : la svolta, il secondo tempo, il vitalismo, la mezza tresca, gli amiconi, il grande amore ma sempre tiepido, la fuga, il viaggio, l’anima, la redenzione.

Una poetica in cui i priapismi, senili o giovanilistici ma sempre centrifughi, finiscono immancabilmente per stemperarsi nella bonomia centripeta della “famiglia”, dell’ ” amore” e della “coppia”. Insieme cioè al tutto rosa del suo mondo narrativo c’è sempre il suo bel viso, solare, positivo, affabile, ebete. Paradigma risolto e fatto carne e romanzi.

Vendutissimi romanzi, veri capolavori involontari, in cui di solito, che tu sia uomo o donna, scopi sì in giro ma poi trovi l’amore che ti concede pure di continuare a scopare in giro, ma invece anche no, ma forse pure sì.

Boh e vabbè come strutture della sua narrativa e teoresi.

Tutto si stempera in rosa. Romanzi rosa? Forse. Ma più eros e civiltà (quella del romanziere feticcio e di successo) tenuti insieme per una vita smeralda! Sapori, odori, piccole e grandi cose. E amori, tanti amori.

Invitato dalla Gruber, Fabio Volo ha commentato il trailer di Zalone ridendo di gusto e, con una punta di stizza per l’ordinarietà altrui: “Si tratta di politicamente scorretto, io amo il politicamente scorretto e detesto quelli che si offendono per tutto.”

Ma se questo trailer è politicamente scorretto, che dire di uno a cui cavano un occhio, uno che viene licenziato per eccesso di senso del dovere o di uno che crepa per aver assecondato un pazzo e la sua voglia nevrotica di muoversi (Il Boom, Il Vigile, Il sorpasso)?

“Tutto bene, tutto bene…”. Recitava quella mentre il povero “imprenditore” riacciuffato andava al patibolo a farsi sbulbare un occhio per aver creduto troppo al progresso e al boom.

https://www.youtube.com/watch?v=MzqTBnZtLS0

Di tutta quella crudeltà e spietata evidenza cosa è rimasto in Checco?
Secondo Cacciari è rimasto lo sfottò generale.
Corollario: in questo caso, ai razzisti.

Ma è davvero solo questo Luca Pasquale Medici?

Per capirne la complessità e il genio, utilizziamo il video di una sua lezione. Invitato da Canova in un contesto formale, l’Accademia, Luca Pasquale Medici legge una lettera di Nicky Vendola che si complimenta per il suo film. E, sul finale, la commenta come la commenterebbe il suo personaggio, la sua maschera, Checco Zalone.

Fa cioè tre personaggi in uno: se stesso come artista invitato in un contesto serio a fare una lezione, Vendola come fanfarone e macchietta retorica di una politica spanata e autoreferenziale, ma anche chi Vendola non lo capirebbe mai e però lo ringrazia a prescindere come un oggetto esotico e alieno, cioè la maschera Checco Zalone.

Abbraccia la totalità di un pubblico potenziale e quasi tutti i registri comici possibili. Compresa la satira politica. Ma soprattutto è in grado di vedersi mentre lo fa, è in grado cioè di entrare e uscire da più personaggi contemporaneamente e scriverli e incarnarli, esaltarli per poi abbatterli.

https://www.youtube.com/watch?v=mMPTCkO0Ioc

Il suo capolavoro è sicuramente il personaggio Checco Zalone, che appartiene alle grandi maschere del cinema italiano: due su tutte, Fantozzi negli anni 70 e Totò negli anni 50.

Come pensa Checco Zalone?

Zalone prende ogni cosa alla lettera e, esattamente come l’italiano medio sui social, non ha un pensiero astratto e una competenza specifica. Non capisce e non sa usare un pensiero figurato e astratto, non sa cosa sia una metafora.

D’improvviso di fronte a me si è accesa una luce, era la spia della riserva

Questo, che sarebbe per chiunque un grave handicap, è invece il motivo e la base su cui Zalone viene costruito come maschera portatrice di disordine.

Il mondo che lo accoglie diventa per lui un enigma. Ma lui la parola enigma non la conosce e un enigma non sa pensarlo. Se qualcuno gli dice che “Il suo profilo non è in linea“, lui si gira di lato, usa la cocaina come stucco per riparare i lavandini, entra in una sauna per parlare e si porta la chitarra con tutta la custodia.

Il primo radicamento che manca a Zalone è la grammatica, e quindi la stravolge: “Siamo una squadra fortissimi, fatta di gente fantastici“.

Lui crede seriamente all'”acne del successo”. Ha percepito e intuito e sentito alcune parole e le ha metabolizzate a modo suo perché è sincero: “Sarei un ipocrita se dico il viceversa “.

La sua non è però l’incompetenza di classe. Non c’è il sud affamato e deprivato, spigoloso e contadino, anche nel volto, di Totò. Il suo è un sud piccolo piccolo borghese, pingue, mammone, presuntuoso e con una sua moda fatta di vestiti improponibili che non contengono un corpo sferico da teletubbies.

La sua è sempre una pseudo competenza. È quella, ad esempio, che gli permette mentre è in viaggio con il figlio di vendere aspirapolveri e suonare la chitarra, ma che non gli fa mai ben capire del tutto la situazione in cui si trova.

Il mondo di Zalone è un mondo ribaltato soprattutto nelle scale valoriali.
Il figlio va bene a scuola? E Zalone, portatore di disordine, si infuria con la maestra perché ora gli tocca portare il figlio in vacanza.

https://www.facebook.com/watch/?v=1126765574114949

Il risultato è uno straniamento che risolve e rende innocente e catartica la sua demenza. Siamo tutti Zalone, ma in croce ci finisce lui.
Un personaggio che sintetizza il vittimismo e la megalomania tipici dell’italiano medio e soprattutto la sua presunzione: sapere di sapere, non sapendo.

“Tu lo conosci il tedesco?” ” No, ma me lo immagino.”

A pieno insomma sta nella tradizione del Bruno Cortona di “Sono veramente sorry” e del Nando Moriconi di ” Abito in sta house”.

Una tradizione di personaggi che si affacciano alla modernità e ne rimangono schiacciati, mentre pensano di cavalcarla e navigarla. Eterni figli esaltati da un gallismo perpetuo, perseguitati da paure che cercano di rimuovere. Come, nel caso del trailer, una moglie, la nostra, presa da un immigrato che proprio per questo può dirsi davvero integrato e che incarna in realtà il peggiore degli incubi.

E ci sarebbe molto altro da dire su Medici. Ad esempio sull’uso di attori seri come Marerscotti, Paolini e Sonia Bergamasco in magistrali ruoli di contorno. O, ad esempio, sulla fase creativa di quasi un anno e mezzo per scrivere un suo film. Fase che prevede, come dice Medici stesso in un’intervista, un letargo, un dialogo e solo alla fine una scrittura.  Cioè una creazione che va all’essenza stessa della grande commedia, come lavoro a togliere più che ad aggiungere.

Ma alla fine Zalone come Fabio Volo sembrano sempre volerci dire una cosa e una sola cosa. Parlano con la voce di Cortona e, in maniera profetica e ambigua, ci fanno:

“Ah Robbè, che te frega delle tristezze, lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è.  È quella che uno c’ha. Giorno per giorno. Fino a quanno schiatta, se capisce!”