Roma: provare a spiegare la logica di un disastro.

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Come si arriva al disastro attuale  di Roma? Quale logica lo rende possibile?

Le ragioni sono fondamentalmente di carattere economico e di riforma strutturale dell’amministrazione della città per renderla plasmabile alle esigenze elettorali di un’oligarchia di gerarchi impresentabili, bulimici, classe dirigente da terzo mondo che però ha bisogno del consenso capillare e controllato e che struttura questo sistema in vent’anni di sfacelo.

Qual è il settore che meglio di tutti può garantire un afflusso costante di voti e al tempo stesso una sconcertante mancanza di controllo? L’amministrazione pubblica. Ma come riformarla e piegarla ai voleri di questa pletora di incapaci? Smantellando il pubblico, lo Stato, e creando un parastato del tutto impresentabile ma venduto secondo l’ideologia dell’efficientismo privato e in realtà più fallimentare del pubblico stesso.

I dipendenti comunali sono 25 mila (dei quali 6 mila vigili) e prendono uno stipendio medio netto di 1.300 euro al mese . Sembrano troppi ma in realtà in quasi tutti i settori sono pochi. Carenze che vengono “colmate” con le esternalizzazioni dei servizi, creando una giungla di aziende partecipate che impiegano 32 mila dipendenti (75% fra Ama, Atac e Acea), del cui stipendio medio non si sa nulla perché ogni azienda ha un suo contratto.

Da una parte così il Comune si preoccupa di tagliare e bloccare le assunzioni mantenendo un personale vecchio inefficiente e soprattutto insufficiente.

Dall’altra in vent’anni questa classe politica crea un vero e proprio parastato regalando fondi e competenze ad aziende partecipate di cui si sa poco o nulla tranne i costi che gravano sulla società esattamente come realtà statali ma senza alcun controllo.

Ecco allora che viene creato un sistema di centinaia di società che forniscono esattamente quello che una volta forniva il Comune, con una giungla di contratti e ricche retribuzioni, assunzioni a chiamata diretta e del tutto fuori controllo, rinuncia di gestione in interi settori che dovrebbero essere il punto di forza e di eccellenza delle politiche di sinistra: il welfare, l’accoglienza degli immigrati e il reinserimento sociale degli emarginati.

La sinistra champagne e la destra fascista possono così occuparsi dei due rispettivi ambiti di propaganda.

Da una parte la cultura, intesa come mangiatoia pubblica e moltiplicazione di spazi insensati ad imitazione di realtà europee, senza gli stessi soldi e le stesse competenze, moltiplicando i poli museali  e riducendoli a greppie e mangiatoie per famigli senza alcuna politica culturale coerente. Parcheggio per dame e i loro sospiri.

Dall’altra la gestione della paura dell’immigrato attraverso fondi dati ad amici trasversali (Buzzi) e al tempo stesso oggetto di propaganda razzista per fomentare, con richiami pavloviani, l’estrema destra e i suoi ragli da bestiame.

Il tutto in una recita sconcertante il cui unico scopo è alimentare la propria cerchia a turno, facendo ricadere i costi della stessa sulla società, sui cittadini.

Oggi il capolavoro di un’inchiesta talmente sviante e spuntata ma in fondo forse indispensabile come un conato.

Si parla di 60 milioni di euro su un budget comunale di 6,5 miliardi di euro, si parla di persone che tutti conoscevano da 25 anni, si parla cioè del classico crampo di restaurazione a breve termine e fomento per iracondi e schiumanti “puri” manipolabili dal richiamo del sangue sperato, la vendetta e la forca, e in realtà classici protagonisti possibili di future  abbuffate.

Un paese e una città governati da tribù di affamati perenni e inetti,  chiusi nel proprio bozzolo come se non esistesse la globalizzazione, ma furbi nel talento innato di piegare ciò che resta dello Stato alle proprie esigenze intestinali e rapaci.

La scomparsa della sinistra, per chi si è mai vagamente riconosciuto nelle politiche di welfare e di accoglienza di quella parte, nell’idea cioè di una società progressista governata secondo i dettami di giuste politiche sociali e inclusiva, è talmente cocente e sconcertante che sarebbe ora di chiedere una seria commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione delegata dello Stato da parte di una struttura come la lega delle cooperative, vero motore economico di una banda di oligarchi predoni.

The courage of life is a magnificent mixture of triumph and tragedy diceva Kennedy.

Per questo rimanendo oggi solo molte rovine senza alcun trionfo è molto difficile essere coraggiosi in questa città.

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Rivolta sociale imminente e certa

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Partiamo da un dato di fatto: oggi la pubblica amministrazione italiana è il peggior pagatore dell’Unione Europea.

La Commissione Europea è pronta, già dal prossimo lunedì, ad avviare le pratiche per la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la mancata applicazione della direttiva sui ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione. 170 giorni di media contro i 30 prescritti dalla direttiva europea.

Dove sono finiti gli stanziamenti lacrime e sangue di Monti? Nessuno lo sa.

Solo per gli interessi di mora pagheremo cifre pari ad un anno di Imu:  sui tre quattro miliardi di euro.

Secondo i dati dell’Eurispes per il 74% della popolazione è diventato impossibile risparmiare, per il 29% è difficile far fronte alle rate del mutuo o al canone d’affitto. Il 70% degli italiani ha constatato, nel corso dell’ultimo anno,  una perdita del proprio potere di acquisto. Il 36. 3% degli italiani si trasferirebbe all’estero per cercare opportunità lavorative, il 75. 6% non si sente sicuro del proprio posto, il 63. 4% non può fare progetti per il futuro.

Questa settimana la Fiat ha cambiato il brand, la sede legale, la sede fiscale, diventando di fatto una società non italiana. Electrolux ha proposto al sindacato italiano un taglio dell’8% delle retribuzioni nette e del 20% del trattamento complessivo. La minaccia è quella di spostare tutta l’attività produttiva altrove come è già successo nel distretto industriale delle Marche che è praticamente fallito.

Il premier Enrico letta twitta : ” Dati istat sul lavoro a dicembre. Per la prima volta, dopo un bel po’, un miglioramento. Ulteriore spinta a fare del lavoro la priorità 2014″.

Naturalmente si tratta di una balla con la solita tecnica di dare solo dati parziali: a dicembre 2013 gli occupati sono 22 milioni 270 mila, in diminuzione dello 0,1% rispetto al mese precedente (-25 mila) e dell’1,9% su base annua (-424 mila) .Ma il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 229 mila, diminuisce dell’1,0% rispetto al mese precedente (-32 mila) mentre aumenta del 10,0% su base annua (+293 mila)

Inoltre Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta dello 0,4% rispetto al mese precedente (+51 mila) e dello 0,3% rispetto a dodici mesi prima (+46 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,5%, in aumento di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,2 punti su base annua.

Questa banda di criminali ci sta portando al disastro strutturale, l’unica cosa che gli resta da fare è l’assalto terminale alla diligenza spolpando le risorse rimaste: Cassa Depositi e prestiti, Banca d’Italia ( sette miliardi e mezzo di euro regalati alla banche controllate dalla Fondazioni in mano ai politici e fuori da qualunque obbligo di presentazione di bilanci certificati) e aumento inverosimile della tassazione sugli unici beni che possono realmente monitorare cioè la casa. Anche se in Italia risultano ancora 1 milione e mezzo di edifici ignoti al catasto.

L’ultimo dato sull’emigrazione dalla Penisola nel 2012 ci dice che è passata dai 60.635 cittadini del 2011 ai 78.941 del 2012. Gli uomini erano il 56% contro il 44% di donne, e si conferma la preponderanza di giovani: gli emigrati della fascia di età 20-40 anni sono aumentati in un anno del 28,3%, alimentando quella che viene definita “la fuga dei talenti” che nel 2012 ha costituito il 44,8% del flusso totale di espatrio.

La rivolta sociale da parte di quelli che restano e appartengono a  tre generazioni di precari senza alcun futuro, senza diritti sociali e senza possibilità di risparmio,  è imminente e certa.

Il declino in dati: ultimi tre mesi.

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Sarebbe giusto ogni settima fare il punto preciso sulla situazione italiana visto che tutto sta sfuggendo di mano a questo manipolo di incapaci.

La nostra disoccupazione giovanile è al 41,6%, quattro punti in più rispetto al novembre 2012, una soglia mai così alta dal 1977. A livello di previdenza nazionale abbiamo 1 miliardo di ore di cassa integrazione e un allarmante aumento del 32% delle domande di disoccupazione nei primi 11 mesi dell’anno appena trascorso pari ad un totale di 2 milioni di persone.

I giovani inattivi sono nel complesso 4.424.000, in aumento dell’1,9% (+81 mila) rispetto al novembre 2012.

Il tasso di inattività dei giovani è pari al 73,7%.

I disoccupati a novembre erano 3.254.000 in aumento di 57.000 unità rispetto all’ottobre (+1,8%) e di 351 mila unità rispetto a novembre 2012 (+12,1%).

Il tasso di disoccupazione complessivo è al 12,7% al livello massimo dal 1977 anno di inizio delle serie storiche trimestrali (dati dell’8 gennaio 2014).

Il governo Letta da quando è in carica ha modificato la tassazione sulla casa 39 volte e ad oggi 9 gennaio 2014 visto il ripensamento di scelta civica non si sa ancora che tipo di tassazione si avrà. Saccomanni  ha ieri paventato l’ipotesi di dimissioni, nessun quotidiano nazionale ha riportato questa notizia.

La propensione al risparmio delle famiglie italiane è aumentata dal 6,6% all’8,6% rispetto al terzo trimestre 2012. Quest’ultimo dato rende impensabile qualunque ipotesi leggendaria di crescita, mentre attiva la retorica demenziale degli editorialisti economici incompetenti e incapaci dei nostri quotidiani che vogliono farci credere che gli italiani siano propensi a risparmio, stessa retorica insopportabile e oscena dell’italiano brava gente.

Il nostro ministro delle finanze ha annunciato, mentendo in primo luogo a se stesso, che la ripresa è dietro l’angolo nel 2014 e che noi pagheremo meno tasse.

Questo tre giorni fa, mentre ieri si è ripresentato di fronte alle telecamere per annunciare un ennesimo aumento dell’imposizione sugli immobili,Mini Imu, ennesimo perché appunto si tratta della 39ª volta da quando il governo è in carica che questa tassa viene cambiata.

Nessun quotidiano nazionale ha riportato in prima pagina questa notizia.

Le motivazioni per questo cambiamento sono state ridicole: “la natura federale” nel concedere ai comuni più gettito da “articolare” a “vantaggio” dei cittadini. I deliri di un folle o il tentativo di vendere altre tasse ma fingendo come in un film di Totò .

La verità la sanno tutti: la mini imu serve per andare a tappare, solo parzialmente,  l’ennesimo buco della gestione comunale di questi ladri banditi parassiti che hanno portato al tracollo le amministrazioni locali: la settimana scorsa la sanità del Lazio è ufficialmente fallita, il piano di rientro è stato bocciato dal ministero e si dovrà provvedere al più presto al taglio di 900 posti letto nella sola Roma.

Nessun quotidiano nazionale ha riportato in prima pagina questa notizia.

Il ministro si è definito in conferenza stampa  un “mero esecutore” ed essendo persona seria immagino che si dimetterà non oltre fine gennaio.

Al suo posto un renziano che dovrà raccontare qualche balla e perdere tempo per arrivare al semestre europeo in pieno default e tentare lì di ridiscutere il fiscal compact ammesso e non concesso che le rivolte sociali non accelerino un processo di commissariamento del paese da parte dell’Europa e della Fed.

Rapina in banca, i ladri scappano in volo Alitalia

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Epifani, la mummia in formaldeide uscita da una teca museale  ex DDR,  sebbene dia ancora flebili segnali di vita e motteggi tra il grottesco e il patetico, ogni volta che apre la bocca  conferma che di economia del Paese, di cui lui dovrebbe essere classe dirigente, non sappia assolutamente nulla di nulla.

D’altronde essendo  l’allievo e il pupillo di un altro che, con la terza media, giuro che è vero, faceva il Ministro delle Finanze , per poi scoprire che le finanze erano le sue e finire al gabbio ( Del Turco ricordate?)  cosa ci si poteva aspettare?

L’ultima castroneria di questo ebete ameboide pansindacale  è paragonare il salvataggio di Alitalia da parte di Poste Italiane alla partecipazione azionaria delle poste tedesche alla compagnia di bandiera tedesca. Peccato che la partecipazione di  Deutsche Post in Lufthansa riguardi il settore cargo , cioè strategico per le poste , e non i voli.

Ora cosa succederà con questo ennesimo scempio?  Ovvero salvare una società fintamente privatizzata anni fa e data in mano a degli inetti come Colaninno ( a proposito il figlio è il responsabile economico del PD) e ora di nuovo definitivamente fallita ? La nuova Alitalia di Colaninno  (Cai) dalla sua nascita ha solo perso denaro. In quattro anni – e fino al 2012 – siamo a più di 870 milioni, alle quali si devono aggiungere i circa 300 milioni della prima metà del 2013

Ma in cosa consiste lo scempio? Prendo un monopolista di Stato, le Poste appunto, e utilizzo i soldi, con un’operazione di travaso,  della sua parte sana, cioè quella finanziaria. I soldi della gestione del risparmio dei piccoli e medi risparmiatori, di quelli che hanno sottoscritto assicurazioni vita o che hanno il conto al banco Posta. L’unica parte economica cioè che rende Poste Italiane in attivo.

Che differenza c’è tra questa operazione e una rapina in banca? Nulla tranne che a farla è lo Stato.  Settantacinque milioni di euro come aumento di capitale finalizzato a tappare una parte del buco annuale a cui mancano ancora circa 250 milioni di euro. Chi li metterà? Nessuno lo sa.

Lo Stato ha deciso un ennesimo aumento di capitale  non consultando l’unico banco di prova possibile ovvero il mercato che ha bocciato sempre ogni ipotesi di salvataggio di questo colabrodo.

Lo ha deciso perché Alitalia è un asset strategico ma non in base a criteri economici ma in base a criteri politici: Expo 2015, già fallito prima di iniziare, e scalo di Fiumicino  .

Naturalmente trattandosi di ennesimo aiuto di Stato mascherato da intervento dei privati, ovvero un finto privato che è in realtà un monopolista in mano ai politici come Poste Italiane, diretta emanazione del ministero dell’Economia e che dal 1998 ad oggi ha licenziato 22.000 persone ovvero 4 volte tutta la Fiat con il silenzio assenso dei sindacati tutti, ci sarà sicuramente la bocciatura del piano da parte della Commissione europea.

Cialtroni e ladri della politica italiana continuano invece a spolpare ciò che resta. L’ultima frontiera sarà la Cassa Depositi e prestiti. Prepariamoci gli restano poche croste da sprecare prima di fuggire all’estero e noi finire molto peggio della Grecia.

Letta negli Usa , l’Italia dopo Tonga.

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Il viaggio di Letta con il cappello in mano alla ricerca di investimenti in USA, chiaro sintomo della fine ormai in atto,  è stato accompagnato dalle solite prassi oscurantiste della stampa italiana, tutta pomposamente protesa  ad esaltare l’esangue catechista e il suo tentativo di elemosinare croste di formaggio in nome di una “rinata credibilità italiana” .

Letta ha invece dimostrato prima di tutto di riuscire a viaggiare in aereo da solo ( anche se sicuramente sarà stato seguito da ricca delegazione golosa di vedersi New York a spese del contribuente) ed uscire dal raccordo anulare senza l’accompagno dello zio mentore e salma inamidata forse a rischio di consunzione in caso di viaggio transoceanico.

Inoltre, tra lo stupore generale,  di avere la capacità di sproloquiare sui massimi sistemi all’ Onu senza che nessuno gli abbia chiesto nulla e  mentre la platea latitava o si stiracchiava e di essere in grado di farlo recitando addirittura un sermoncino curiale in inglese scolastico, cosa davvero inaudita per il livello medio dei politici italiani in grado di esprimersi quando va bene in dialetto e, quando maggiormente svincolati da obblighi formali, a grugniti e gesti per concordare tariffario di prostitute, tangenti, raccomandazioni  e organigrammi .

Investimenti  ottenuti  dopo la recita della letterina natalizia e l’iter da reliquia in cerimonia ?

Zero naturalmente.

Ma invece il poveraccio ha ottenuto un farsesco ritorno in patria tra i pernacchi di un gangster  criminale che però in Italia è il capo del maggiore partito del centro destra.

La realtà qual è? La realtà ce la spiega il rapporto 2013 Doing Business della Banca Mondiale che ci colloca al 73 posto al mondo per capacità di attrarre investimenti su 185 paesi.

http://www.doingbusiness.org/rankings

Per renderci conto di chi ci precede : Tonga, Samoa, Rwanda, Chile.

Teologia dell’estratto conto: perché il nostro conto in banca è vicino a Dio e perché senza avere fede entrambi spariscono.

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La spoliazione sistematica di aziende come Alitalia e Telecom , fallite da anni e mantenute in vita da soldi dei risparmiatori  e salvate da un sistema di potere cristallizzato  ci porta oggi a fare i conti con una situazione che ha superato l’assurdo, la farsa , e che è entrata ufficialmente nella tragedia.

Alitalia :  in estrema sintesi  e senza entrare nelle complicità anche sindacali, Alitalia poteva essere venduta ad Air France per 2,4 miliardi di euro nel 2008, senza alcun carico per il contribuente. Oggi , dopo che i privati hanno versato 1,17 miliardi, il contribuente si è accollato 3,2 miliardi di euro (quasi un’Imu sulla prima casa) e i consumatori si sono accollati prezzi monopolistici sulla rotta Milano-Roma, il valore stimato di Alitalia è di solo 230 milioni. Da due miliardi e mezzo a 230 milioni.

Telecom: nel 1997 un’azione Telecom valeva nella prima quotazione in borsa 10.902 lire per azione (5 euro circa) . Oggi vale 0,5 /0,6 euro.  Inutile ripercorrere l’iter storico di tutte le finte  privatizzazioni e le spoliazioni degli asset strategici. L’unica cosa da sapere è la logica che c’è dietro e che ha dell’incredibile: compro una cosa a debito, cioè facendomi prestare i soldi da una banca compiacente, poi scarico i debiti sul bene acquisito e non contento di ciò vendo le parti produttive del bene e rivendo ciò che resta cioè un cadavere pieno di debiti.

Sviluppo? Ricerca? Equità? Patria?

Fanfare retoriche  per creare una cortina di fumo di balle motteggianti e moralistiche.

Alla base di tutto questo chi c’è?

C’è un uomo e una cultura: Giovanni Bazoli.

Nato  nel 1932, praticante nel più famoso studio legale di Brescia in cui il capo, Giuseppe Tovini, alla morte fu fatto beato (?), eredita lo studio legale e ci mette dentro il fratello di Papa Montini, Ludovico. Suo padre è deputato della democrazia Cristiana. Entra nel Banco San Paolo di Brescia, e nel 1982 a cadavere caldo che penzola impiccato sotto un ponte , fa parte della cordata che compra Il banco Ambrosiano. Diventa il fervido predicatore di un gruppo capeggiato da monsignor Attilio Nicora, un gruppo di potenti che si segnala per la crociata contro la finanza laica ( leggi Enrico Cuccia) .

Il nocciolo culturale di questi devoti appoggiati dal Vaticano, la cui banca, è sempre bene ricordarlo, è stata il principale snodo di riciclaggio dell’economia criminale del Paese tangenti comprese,  è semplice: controllare l’economia italiana e ammantarsi di cattolicesimo sociale e di sinistra  escludendo qualunque pratica di mercato, qualunque concorrenza, e controllando la cosa più importante per lo sviluppo imprenditoriale: l’accesso al credito e i soldi per eventuali fusioni e scalate.

Una serie di vertiginose fusioni e l’ultima operazione che dà il profilo definitivo alla banca, cioè la fusione col San Paolo di Torino nel dicembre 2006,  porta il gruppo con 5.500 sportelli, 13 milioni di clienti, un valore di Borsa superiore ai 65 miliardi di euro, 500 miliardi di attivi e 300 di raccolta ad essere  il più importante gruppo bancario italiano.

La filosofia di questo “gigante” la possiamo leggere in Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della Sera, recensendo Mercato e disuguaglianza (Morcelliana 2004): «Lasciato a se stesso, il mercato – osserva Giovanni Bazoli uomo di banca – “aggrava le disuguaglianze” tra i popoli della terra e quello “globale” non si sottrae a tale destino. C’è la possibilità – chiede il Bazoli giurista – che la società regolamenti il mercato in modo da indurlo non solo a creare ricchezza ma anche uguaglianza? Questa possibilità dev’esserci, risponde il Bazoli cristiano».

Il “cristiano” è naturalmente amico intimo di Prodi ed entrambi sono allievi “spirituali” o reali di Andreatta, l’unico sempre chiamato in causa per legittimare patenti etiche e competenze, ma purtroppo morto e sepolto da anni e quindi poco propenso a replicare .

C’è dunque il crisma di una “morale” e di “una visione” prospettica della società radicate in un’idea di “unicità culturale” della nazione: l’Italia come eccezione nell’economia globale e come Nazione guidata da saggi, legittimati però da se stessi. Risultati? Dati? Verifiche?

Quisquilie di fronte al verbo degli illuminati.

L’unico risultato di questo gruppo di potere è chiudere l’Italia al controllo e alla competizione del mercato globale attraverso alcune idee di fondo: la finanzia mondiale è a volte il diavolo, lo Stato delega ad un sistema bancario chiuso, trenta  persone al massimo, la gestione del  capitalismo nazionale e di alcuni asset “strategici” per garantire “un’equità sociale”.

Dietro questa nobilità di principi nessun “organo di controllo” si preoccupa di  chiedere cose semplicissime: quali sono gli asset strategici?  Cos’è la pomposa  equità sociale quando un volo Roma Milano costa il 500% in più del suo prezzo di mercato, quando l’energia costa il 60% in più di un qualunque paese europeo, quando la gestione del risparmio privato è saccheggio e rapina a danno dei piccoli risparmiatori scaricando su di loro i debiti di scelte nefaste ( Parmalat, Cirio) ?

Perché  nessuno dei “capitalisti” appartenenti a questo giro  fallisce mai?

Nessuno si preoccupa cioè di verificare i risultati di un’oligarchia di rapina e di un capitalismo di conoscenze, che sa sempre chi finanziare e perché,  ma al  tempo stesso ammantare con motteggi da “alta morale”, versione italica della “demoniaca”  alta finanza , inginocchiatoi e bacio di pantofole cardinalizie, la promozione di famigli , di imprenditori del tutto incapaci ma organici alla politica ( ricordiamo che il figlio di uno di questi è il responsabile economico del Pd)  e utili per cementare l’isolamento dal mondo del mercato con un flusso costante di soldi non guadagnati ma da sprecare e buttare.

I soldi  dei risparmiatori che evidentemente non sono visti mai come bravi cattolici o bravi compagni ma come peccatori da “educare” e “dirigere” .

Come enunciato pomposamente nel piano 2011, gli obiettivi di Intesa Sanpaolo sono di «contribuire alla crescita e allo sviluppo dell’economia e della società» attraverso una «banca dell’economia reale», che non si arricchisce attraverso speculazioni finanziarie («incidenza dei ricavi da proprietary trading inferiore all’1% del totale»), ma con progetti di sviluppo che «promuovono e adottano l’innovazione a tutti i livelli».

Risultati : grandi operazione di sistema coordinate da Intesa: Alitalia, Telco, Rcs. Negli ultimi quattro anni queste operazioni hanno impegnato complessivamente 1,3 miliardi di euro di prestiti e 756 milioni di capitale investito, che è costato a Intesa perdite pari a 624 milioni.

Se guardiamo al rendimento delle azioni in Borsa, Intesa ha certamente brillato nel panorama italiano: chi avesse investito all’inizio del 2007 si troverebbe oggi una perdita di solo il 67%, contro una del 92% per Montepaschi e dell’87% per UniCredit. La performance di Intesa, però, rimane nettamente inferiore a quella dell’indice bancario europeo durante il periodo (-57%)

Naturalmente il baciapile non può rinunciare alla finanza e alla speculazione finanziaria viste le proporzioni della banca. Per farla senza sporcarsi le mani si affida all’uomo più ricco di Francia, Romain Zaleski.

Come scrive Zingales : “È da più di quattro anni che Intesa continua a rinnovare un prestito di 1,3 miliardi di euro alla Tassara di Zaleski  nonostante il valore stimato del patrimonio di questa società sia inferiore ai sui debiti, tanto che tutti i creditori stranieri sono rientrati nel 2008. Forse che la Carlo Tassara Spa contribuisce «alla crescita e allo sviluppo dell’economia e della società»? No. È un veicolo dedicato prevalentemente alla speculazione sui titoli delle principali società finanziarie italiane (tra cui la stessa Intesa)”.

Cioè finanzio una società fallita che può speculare con i soldi che la finanziano sulla società che la finanzia. Oltre l’assurdo, oltre le nuvole, e vicino all’iperuranio di  Dio che però non esiste o conta molto meno dei suoi uomini in terra. Zaleski nel frattempo lascia un piccolo “pagherò” ovvero una perdita da 850 milioni di euro.  Se ne accorge l’Ad di Intesa San paolo che non a caso verrà a breve liquidato da Bazoli padrone centenario del risparmio di 13 milioni di italiani.

A noi comuni mortali resta la teologia dell’estratto conto per vedere se almeno lì esiste ancora qualcosa  prima dell’intervento di qualche “devoto”.

Senza paracadute : come sfracellarsi e amare il paesaggio.

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Partiamo dalla propaganda e dall’uso del linguaggio dei nostri politici. Tutti ugualmente figli del Berlusconismo e delle sue tecniche. Il Governo Monti e Governo Letta  usano a mani basse la tecnica da venditori di enciclopedie porta a porta, ovvero il framing per “confezionare” la loro propaganda politica:  ecco allora il “Decreto CRESCI Italia” il “Decreto SALVA Italia” (Monti ) e il “Decreto del FARE” (Letta) che, scardinati dal loro impacchettamento linguistico e confezione di marketing significano due  cose soltanto: più tasse per i soliti e meno Welfare per i soliti  se mai c’è stato un Welfare nell’Italia del precariato.

A rafforzare tutto ciò la costruzione di un’agenda setting interamente pensata per la televisione generalista (vista l’età di riferimento del pubblico e una libertà di stampa da paese del terzo mondo che consente il controllo politico della televisione pubblica) e focalizzata su temi mai   discussi nei particolari  e nelle possibili soluzioni ma usati come scenario, come fondale: “crescita economica”,  “semplificazione amministrativa e normativa”, “l’efficienza del sistema giudiziario”  il tutto finalizzato a  “dare impulso al sistema produttivo del paese” con una , ormai ridicola, “digitalizzazione della pubblica amministrazione“.

Declinazioni del dogma ideologico buono per tutte le stagioni delle:  Riforme Strutturali.

Questo sistema funziona soprattutto  riproponendo sulla scena la stessa compagnia di giro e  gli stessi attori in commedia, cioè dei giornalisti  gatekeeper dell’informazione, con nessuna competenza economica, e  scelti sulla base dei loro ruoli in commedia: il servo, il comunista, il rampante, il coraggioso. Una decina in tutto  divisi ormai tra obsolescenti macchiette scambiate per primi attori,  Mentana, Vespa,  Santoro o giovani che piacciono ai vecchi, Telese, Formigli, Cruciani, quarantenni solo apparentemente post ideologici e in realtà nativi della partitocrazia che li ha promossi e cooptati e soprattutto formati.

Finti giornalisti  il cui unico ruolo è accentuare la notiziabilità di non notizie molto vicine al gossip, funzionali per distrarre l’opinione pubblica dalla radicalità e dalla tragedia economica della situazione in corso: Imu sì Imu no, tenuta del governo sì tenuta del governo no, Renzi sì Renzi no, nozze gay sì nozze gay no,  immigrati sì immigrati no,  F35 sì F35 no, tutte discussioni condotte all’insegna della polarizzazione delle opinioni per ridurre il dibattito pubblico alla logica del tifo calcistico e creare una confusione e un raglio perpetui, scambiati per confronto  di idee .

 Mai  discussioni sui temi che invece ci stanno per riguardare tutti, tutti noi nella nostra vita quotidiana e nei nostri diritti e nelle nostre future povertà,  ovvero: il  fiscal compact, il pareggio di bilancio e il debito pubblico.

Fiscal compact:  nei prossimi venti anni ( 20) l’Italia si è impegnata con l’Europa (governo Berlusconi)  a trovare, ogni anno per venti anni, 40-50 MILIARDI DI EURO, per ridurre, ogni anno, del 5%, il proprio indebitamento fino ad arrivare ad un rapporto deficit/pil del 60%. Adesso siamo circa al 127% . Ammesso e non concesso che non vengano contratti ulteriori debiti dal Paese cosa praticamente impossibile sia perché siamo in recessione, e il Pil sta andando a rotoli, sia perché   già nei prossimi due anni bisogna trovare ulteriori 40 MILIARDI di EURO per pagare i debiti pregressi dello Stato nei confronti delle imprese e che quindi il debito salirà a circa il 130%.

La crescita del nostro debito è visualizzabile con questo contatore dell’istituto Bruno Leoni. Guardatelo adesso e poi guardatelo di nuovo quando avrete finito l’articolo.

Si può tornare indietro? No,  la Legge Costituzionale n.1 del 20 aprile 2012 ha modificato gli articoli 81, 117 e 119 della Costituzione.

Nessuno lo sa ma i nostri politici, che si riempiono la bocca sulla sacralità e l’intoccabilità della Costituzione,  l’hanno  già modificata (approvata con il voto favorevole di PDL, PD e UDC e il voto contrario di IDV e Lega Nord)  mettendo appunto in Costituzione  il pareggio di bilancio  che entrerà in vigore nel gennaio del 2014.

Che cos’è  il pareggio di bilancio?

Semplice.: il pareggio di bilancio è tale quando in un bilancio di un ente economico le uscite e le entrate durante un anno si pareggiano senza far ricorso a deficit o ad indebitamento. Questo vale anche per lo Stato e le sue spese ed entrate pubbliche.

Questo è quello che è successo in Europa dal 2001-2012. Giudicate voi

Come si dovrebbe realizzare?

Semplice: tagliando la spesa corrente primaria, ossia le spese sostenute per finanziare i servizi pubblici erogati dallo Stato medesimo (previdenza, sanità, istruzione, pubblica amministrazione);

Cosa comporterà in concreto ?

Semplice: secondo il premio nobel  Paul Krugman il vincolo del  pareggio di bilancio  comporterà lo smantellamento del Welfare State.

Semplice?