Non sarà un’avventura

Sono performante anche quando mi rilasso in una convention che precede un gala dinner di forte esclusività ed impatto emotivo. Poi vengo affascinato da una dottoranda in storia delle acconciature che adesso fa la promoter di snack e che al mojito desk ha un blocco emotivo sulle pettinature che i cretesi esibiscono nei palazzi di Cnosso e Festo. Piange l’amore mio, piange, perché ha i sentimenti.

Poi finisce singhiozzando e poi si calma e poi mi guarda e mi sussurra “Emozioni…” e mi dice così mentre si lascia accarezzare e ridiamo di gusto e l’aiuto ad asciugarsi le lacrime, mentre siamo spontanei e mentre è come se quasi ci conoscessimo da sempre.

Sempre.

Si soffia il naso.

In ogni attività spontanea l’individuo abbraccia il mondo.” Erich Fromm, Fuga dalla libertà, 1941 cito io. E lei annuisce, scolando.

Dice lei calma e pacificata e risolta, che ha fatto un master in coaching per essere così e che ha doti empatiche di spontaneità a comando.

” Come una grande attrice in grado di entrare subito in contatto con le sue emozioni ” dice lei. Profonde. “Mi sblocco, ma capisco di spiazzare chi non mi conosce ancora bene”

Anche con me è in grado di entrare in contatto. E sa come riprendersi dalle brutte cose della vita e si è tatuata sui lombi una data per non scordarsela più con font gotico e antico. E’ la data del giorno dell’incendio che ha sfigurato il gatto. Il suo. Mostra foto di una cosa che sembra una pezza di moquette bruciata, un grumo di filami neri. Ma intuisco che lì in mezzo, in mezzo al batuffolo di resti, in mezzo allo scempio di un brandello, c’è ancora un occhio. “ Miagola” dice “ a volte”

Mezza tresca tra noi?

Entriamo in intimità e subito il suo buco di culo sfodera una depilazione con la cera a caldo, fatta fare rigorosamente da un’estetista seria e di fiducia che si intende di cose belle perché ha frequentato il master che, per affrontare le nozioni di base dell’estetica professionale, porta i corsisti ad una o più scelte specializzanti.

Allo scopo di qualificarli professionalmente e dotarli di un bagaglio di competenze elevate. Professionalizzanti.

Le parlo del mio lavoro di copy writer di discorsi per leader e le sfodero la mia verità venuta meglio “I leader più in gamba non pronunciano mai la parola io. Non lo fanno perché si sono esercitati a non dire io ma perché, semplicemente, non pensano in termini di io ma di noi, in un’ottica di squadra

Quindi io e te. Insieme e anche con gli altri.

Orgia?

Non sarà, un’avventura, questo amore è fatto solo di poesia tu sei mia tu sei mia. Mia.

Ti piace il mio Tiffany box ? “ Mi chiedi maliziosa indicando la fica.

Ti soffermi poi a spiegarmi che ai peli viene data la forma di un quadrato, simil astuccio da gioielli. Alcune ardite e porcelline e troiette, dice proprio così e ridiamo di gusto perché siamo spontanei e in intimità ed è come quasi se… si fanno colorare tale zona nella tonalità blu Tiffany.

VLei no, per ora.

Ama l’arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno. Gustave Flaubert, Lettere a Louise Colet, 1846/55

Marchio registrato Tiffany e Co il colore blu Tiffany. Attenti a non violare il copyright.

La moda, mi dici, è scoppiata con “Sex and the City”, capace di creare tendenze inarrestabili ed imitatissime.

Prima avevo l’ Hollywood “ dove al taglio al pelo pubico viene data la forma di triangolo o di ovale.

Ma io amo, e lei non lo sa, amo il Playboy: una completa rasatura della zona genitale , sia davanti che dietro.

E mi tocca mentire.

Spero però che non si accorga della mia ginecomastia e invece mentre mi spompina si ferma e mi dice “Ma tu hai le tette!

E ridiamo di gusto perché siamo spontanei e in intimità ed è come quasi se ci conoscessimo da sempre.

Per non parlare dell’emancipazione dei culi.

Inculami “. Mi chiedi con tono marziale. Ma sembra facile, non mi si alza, cara.

Mentre mi preparo per incularti, penso ai consigli che ho letto su http://www.alfemminile.com .

Ci sono diversi modi per approcciarsi al sesso anale e “al femminile.com” dà utili consigli per familiarizzare con questa pratica. “Le carezze anali” possono essere reciproche, zona erogena importante. Terminazioni nervose. Male? Fatte delicatamente “No dolore” scrive, familiarizzando, Al femminile e punto e com.

Come per ogni rapporto sessuale, l’igiene è primordiale. Primordiale? E lui? Alcuni uomini apprezzano, tuttavia il culo è legato ad un immaginario di dominazione. Tuttavia sputo per lubrificare, siamo a corto di liquami. Lei approva. Tuttavia.

Secondo Otylia Roberts, la regina della ceretta londinese, con la depilazione delle parti intime le donne si sentono più sicure di sé, più attraenti e portatrici di un segreto dal forte impatto sensuale.

Le sborro in bocca dopo un sessione di gagging che è sempre lei a simulare, con colpi di cervicale ginnici e ritmati, con un’enfasi di bave oscena, persino per me. Ma non godo. Mai.

Lei è soddisfatta perché ha messo in pratica quello che ha seguito su un video di video goole in cui le hanno spiegato le “Instruction on giving blow jobs and deep throat without gagging and being uncomfortable

E funzionano!

Si riveste.

La protagonista Carrie, l’attrice Sarah Jessica Parker, si sottopone ad una depilazione quasi completa dei genitali per fare colpo sul fidanzato e, a sua insaputa, lancia un genere: il famosissimo taglio ‘alla brasiliana’ o Brazilian Style. “Ogni donna dovrebbe provare una Brazilian Wax almeno una volta nella vita”, ha dichiarato la Desperate Housewives Eva Longoria a Cosmopolitan.

Per farmelo drizzare ho pensato a Sasha Gray che si faceva quindici bianchi e poi leccava un negro. Io che sono bianco e non negro, io che sono uno e non quindici, io che sono single e non impegnato avrò diritto ad una Sasha ?

Ti amo le dico. Ma light. Non corriamo troppo. Dice lei e confermo io. E nascoste nell’ombra della sera poche stelle ed un brivido improvviso sulla tua pelle.

Tu sembri intuire che ci potrebbe essere una storia a base di scambi di ricette, serate sotto la coperta a vedere i film in bianco e nero, musei visitati insieme mentre corriamo nei lunghi corridoi fregandocene dei quadri appesi, pranzi domenicali dai miei e dai tuoi.

Sarebbe bellissimo. Se non fossero morti da anni o putrescenti appendici di deambulatori in loculi suburbani, aspettando o la nube tossica o la grande bomba o più semplicemente la morte sfaldati mentre guardano ninnoli d’argento e foto di nipoti.

E magari potremmo insieme assistere l’occhio in mezzo al pelo bruciato che tu ti ostini a chiamare gatto. Che ne pensi?

Poesia e dolcezze. E lounge nel nostro quotidiano e sere d’estate al dinner gala e corsi di cucina in uno spazio predisposto con i migliori chef e attrezzature per poi, da esperti e con esperienze professionalizzanti, invitare gli amici per dare loro i nostri manicaretti…

Dove? E quali amici? E tanto design.

Cominciamo la nostra relazione di sms, la migliore per non vedersi più.

Abbracciami, eccitami, baciami = abecba

Ho finalmente deciso di pianificare e diversificare i mie investimenti finanziari alla luce di una prospettiva di liposuzione total body, che risolva definitivamente il mio problema ginecomastico. Tessuto ghiandolare e grasso. Sasha ti avrò.

E le stempiature che avanzano verso il centro del cranio a formare una piazza come evidenziato dalle classificazioni di Norwood e Hamilton?

Sasha lecca culi mugugnando qualcosa , tutta congestionata e ingorda, come se le piacesse davvero.

Buonanotte cucciolotto = bnc
ZZZ= ho sonno

Chissà se Sasha , che è calva come me, lo sa che la penso.

E lo sa che riderebbe stando con me. E di gusto .

E lo sa che sono spontaneo.

Chissà se sai, Sasha, che non penso mai in termini di io ma sempre in termini di noi, in un’ottica di squadra. Io te e anche altri. Assolutamente sì.

Perché è come se mi conoscessi da sempre, non è vero Sasha? Fino a quando gli occhi miei avranno luce per guardare gli occhi tuoi?

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Amare gli opposti e farli incontrare: Montaigne e Cioran

Prima parte: Montaigne

Esistono autori che leggendoli viene voglia di far convivere facendoli ritrovare allo stesso incrocio, pur provenendo da sentieri opposti. Autori che risuonano tra di loro anche a distanza di secoli, come se in qualche modo si parlassero nonostante la differenza di contesto storico, di formazione, di classe sociale e di stile, tale da sembrare inconciliabili.

Naturalmente queste assonanze sono forzate da chi legge, ma solo da chi legge senza la sistematicità dovuta alla serietà e disposto in fondo a perdersi nell’inventare un incontro. Questi scrittori allora acquistano per noi un senso intimo, un dialogo impossibile ma che basta a scardinarli da ogni pantheon museale dove sono lasciati morire, quando cioè li riusciamo a leggere per riportarli a noi come segreti consiglieri, al di là della necessità di giustificarli, riassumerli o spiegarli. Ma semplicemente consumandoli per amore.

Montaigne e Cioran sono apparentemente inconciliabili: il primo un nobile inserito in un contesto inquisitorio e di guerra civile, si gode il suo buon ritiro nella tenuta di campagna di famiglia, ritiratosi da una carriera brillante di funzionario pubblico ancora in giovane età per una quasi totale sfiducia nella giustizia e nel suo ruolo. Il secondo, esiliato a Parigi, mangia nella mensa universitaria fino a quarant’anni, quando, una volta scoperto dalle autorità come studente fuori corso, decide di non iscriversi più. Il primo innamorato della quiete di un pensiero pacificato dai classici rimane sempre asistematico. Il secondo è condannato ad un ruminare furibondo e imprigionato in un’anima senza metafisica, l’anima che secondo lui caratterizza tutti gli uomini inchiodati, condannati in un corpo putrescente e destinato, che si arrovellano nella nostalgia di una pace solo intuita.

Eppure entrambi sembrano voler rispondere alla stessa identica domanda, essenziale per chiunque non voglia eluderla o dimenticarla. Come vivere? Ed in entrambi questa domanda non si muta mai in una risposta performativa: come si deve vivere.

In entrambi non si trova cioè un sistema ma si intuisce un metodo simile di ricerca da punti di partenza opposti. Un metodo che è inesausto anche se senza scopo apparente: discutere un oggetto che sfugge continuamente, la vita.

Mancano, in loro, assiomi esistenziali, consolazioni ermeneutiche, verità raggiunte. Mancano teleologie politiche o religiose.

Resta solo un faticoso cercare. Con la rabbia per uno e con la quiete simulata per l’altro.

Entrambi hanno una passione smisurata per la cultura classica e per lo scetticismo delle origini (Pirrone); entrambi hanno un’arte rara da usare ora come ricamo ora come spada: la scrittura; entrambi sono generosi nell’orchestrare questo stile, perché entrambi scrivono per gli altri.

Ma l’apertura agli altri avviene attraverso un monologo interiore ininterrotto, dove, scrivendo, raccontano anche di se stessi, il tutto o con riflessioni sui massimi sistemi o con digressioni apparentemente inspiegabili su argomenti minori.

Questa generosità è prima di tutto una generosità di intenti: sospendere il giudizio quando ci si riesce, dannarsi per scardinare verità consolidate quando si è imprigionati nelle credenze comuni. Per farlo, compito tra i più ardui, l’unico punto su cui fare leva è quello di porsi continuamente nella posizione scomoda dell’incoerenza: fuori dal tempo della contingenza storica, la propria come quella collettiva, minati da un senso di incompletezza come unico approdo e non come limite.

I due ci insegnano che questa ricerca, questa immersione in se stessi, si può fare ricorrendo ad uno spasmo rapsodico fatto di scrittura e studio, una vera e propria convulsione assecondata da una curiosità che saccheggia i testi, le verità, le storie, le filosofie e li restituisce senza un sistema e con il solo scopo di raccontarli o annientarli. Facendoli così rivivere.

Veniamo al primo di loro. Per Montaigne è fondamentale un motto di spirito che deriva dalla cultura classica “Non mi muovo”. La sospensione del giudizio, o epoché, è l’approdo ideale a cui aspirare. Data la meta però, è il percorso ad essere interessante, l’unica cosa che conti davvero. Montaigne si perde volontariamente nel cammino, curioso collezionista di cose viste e incontrate in viaggio, sia esso mentale, nei libri, sia esso reale, nel quotidiano.

I suoi Saggi diventano così una ricognizione soggettiva di se stesso ma parlando di tutt’altro, senza un metodo a rendere coeso un materiale così ricco e pulsante.

Per questo scrive spesso che tutto quello che bisogna fare è “diventare saggi a proprie spese” e cioè “ tenere l’anima ben desta per farle sentire come se ne va”. Un acume meditativo come consapevolezza di potersi pensare, di pensare il proprio pensiero e acquietarlo nella sospensione del giudizio, su di sé e sul mondo.

Originale in questo senso il suo approccio alla religione, in un’epoca in cui l’accusa di irreligiosità significava essere cotti su una pira. Montaigne sceglie di dichiararsi da subito religioso, ma solo per accidente.

Un fideista per inerzia che lo fa per poi potere essere davvero laico ed evitare processi. Lui, scettico radicale, scrive “ Accetto di buon cuore e con riconoscenza quel che la natura ha fatto per me e me ne compiaccio e ne sono contento. Si fa torto a quel grande e onnipotente donatore rifiutando il suo dono e sfigurandolo!” E con questo pensierino risolve il problema della fede.

Per lui è molto più ghiotto soffermarsi a collezionare storie in cui si dimostrava, ad esempio, che i tonni sono raffinati conoscitori dell’astronomia, perché in grado di fermarsi in branco al solstizio di inverno nel punto esatto dove sarebbero stati ritrovati nell’equinozio di primavera, piuttosto che arrovellarsi su misteri teologici .

Per lui è più interessante discutere il codice d’onore dei popoli cannibali, dopo aver descritto un banchetto tipico, piuttosto che arrovellarsi sulla verginità della Madonna.

Per lui è essenziale ribadire che l’uomo è un essere poroso e sociale, piuttosto che incitare ad un ritiro monastico. Per lui è più interessante discutere la diceria secondo cui le donne zoppe fanno l’amore meglio delle sane, piuttosto che inginocchiarsi a baciare reliquie. Non disdegnava certo attacchi e reprimende ma, ad esempio, per scagliarsi contro le incisioni scellerate che vengono disseminate nei corridoio dei grandi palazzi dai ragazzi. Incisioni in cui le raffigurazioni enormi delle misure del pene provocano “ un crudele disprezzo della nostra misura naturale”. La dissacrazione del potere è fondamentale nella sua ricerca : “ E’ perfezione assoluta , e quasi divina, saper godere lealmente del proprio essere. Noi cerchiamo altre condizioni perché non comprendiamo l’uso delle nostre e usciamo fuori da noi perché non sappiamo cosa c’è dentro. Così abbiamo un bel montare sui trampoli ma anche sui trampoli bisogna camminare con le nostre gambe. E anche sul più alto trono del mondo non siamo seduti che sul nostro culo”

Tutto questo non per spirito goliardico o per amore dell’esotico ma con la finalità di capire e ribadire verità filosofiche. Una ricognizione degli usi e costumi dei cannibali ad esempio si conclude così: “ Non mi rammarico che noi rileviamo il barbarico orrore che c’è in tale modo di fare, ma piuttosto del fatto che giudicando le loro colpe, siamo tanto ciechi riguardo alle nostre.

Montaigne scrive queste cose in un’epoca in cui il tema più ricorrente è l’imminente arrivo dell’Anticristo e la lotta alla stregoneria è pratica quotidiana con la reintroduzione di pratiche medioevali di tortura per estorcere confessioni come gettare la gente viva nei pozzi, richiuderla in scatole senza buchi per l’aria, garrottare miscredenti sugli alberi in luoghi sperduti , rosolarli a fuoco lento dopo averli spalmati di grasso, arrostire vivi i figli davanti alle madri.

Un’ epoca in cui la sua terra, la Francia, era attraversata dalle guerre civili sanguinarie e la pratica più entusiasmante era partecipare ad eccidi di massa per dimostrare a Dio di stare dalla sua parte.

L’apice di questo “clima culturale” fu notte di San Bartolomeo. Notte cominciata con l’omicidio del leader protestante Coligny , decapitato in casa sua e la cui testa imbalsamata fu spedita al pontefice come segno di devozione.. Il suo corpo fu invece gettato in strada e smembrato dalla folla cattolica per diversi giorni. Periodo finito nella sola Parigi con 5000 morti.

In questo clima Montaigne si appellava alla saggezza dello stoico, guardava agli orrori che lui vedeva e viveva quotidianamente come momentanei e destinati quindi a scomparire ed essere dimenticati.

Montaigne ama sintetizzare il suo metodo come una vera mancanza di metodo: “Fra le cento membra e le cento facce che ogni cosa presenta io ne prendo una, ora per lambirla soltanto, ora per penetrarla fino all’osso. E mi piace molto spesso prenderle da qualche punto di vista insolito”.

Questo metodo lo porta a discutere gli argomenti più disparati e a titolare ad esempio un saggio “ Della fisionomia” argomento che compare dopo trenta pagine in cui ha discusso della bruttezza di Socrate e di tutt’altro. I titoli dei suoi saggi non c’entrano quasi mai nulla con l’argomento trattato nel saggio stesso.

Il risultato è una monumentale galleria di argomenti variegati, che si possono leggere senza un ordine e che fanno emergere un universo semplicemente meraviglioso, tenuto insieme da Montaigne stesso, messo lì come direttore d’orchestra e chiamato a dare un senso ad un magma, a ricrearlo ogni volta con la scrittura e il culto dell’anomalia e della poliedricità dei punti di vista.

Eccezionalità dei racconti, sfaccettatura e ricchezza dell’uomo e della vita.