Zerocalcare è uno dei pochi autori italiani capaci di tenere insieme identità, pubblico. Per me è il migliore artista italiano dell’audiovisivo degli ultimi 6 anni , per empatia, temi, stile, talento, acume.
Ma proprio il suo è anche un caso perfetto per leggere le contraddizioni del presente.
Oggi nessun immaginario davvero popolare resta puro. Se vuole arrivare a una scala industriale, deve passare da una macchina industriale. Vale per la commedia, per il crime, per il cinema d’autore, per l’animazione e anche per l’anti-capitalismo narrativo.
Certo Zerocalcare non è meno autore perché lavora dentro una filiera produttiva strutturata. Anzi, il suo caso dimostra una cosa rara: si può entrare nella macchina senza esserne completamente piallati. Il suo segno resta suo. Il suo tono resta suo. Il suo pubblico lo riconosce ancora. Ma la macchina c’è, eccome. E sarebbe ingenuo fingere il contrario.
Ma un immaginario unico, eccelso e anti-sistema, costruito su precarietà, periferia, militanza, disagio generazionale e critica del capitalismo, viene reso seriale e scalabile attraverso uno degli strumenti più sofisticati del capitalismo fiscale italiano.
I dati DGCA/MiC
| Opera | Anno | Società operative collegate | Tax credit indicato | Tipo / fonte |
|---|---|---|---|---|
| Strappare lungo i bordi | 2021 | Movimenti Production / DogHead Animation / BAO Publishing | € 891.183,34 | Tax credit audiovisivo/web, consuntivo DGCA/MiC, decreto 29/09/2022. Fonte DGCA/MiC |
| Questo mondo non mi renderà cattivo | 2023 | Movimenti Production / DogHead Animation / BAO Publishing | € 1.771.813,20 | Tax credit audiovisivo/web, preventivo DGCA/MiC, decreto 16/03/2023. Fonte DGCA/MiC |
| Due spicci | 2026 | Movimenti Production / DogHead Animation / BAO Publishing | € 3.001.475,60 | Tax credit produzione TV/web, DGCA/MiC, decreto 30/09/2025, rep. 3477. Fonte DGCA/MiC |
| La profezia dell’armadillo | 2018 | Fandango / Rai Cinema | € 86.392,29 | Tax credit distribuzione nazionale, DGCA/MiC, decreto 31/03/2020, rep. 928. Fonte DGCA/MiC |
| La profezia dell’armadillo | 2018 | Fandango / Rai Cinema | € 2.326,68 | Tax credit distribuzione internazionale, DGCA/MiC, decreto 28/07/2020, rep. 1971. Fonte DGCA/MiC |
Le tre serie animate legate al suo nome totalizzano € 5.664.472,14 di tax credit rilevato nei decreti DGCA/MiC. Il film La profezia dell’armadillo, nella sola parte di distribuzione rintracciata, aggiunge altri € 88.718,97.
Qui il caso Zerocalcare diventa perfetto non perché sia scandaloso, ma perché è simbolico. Un autore amatissimo dalla sinistra culturale viene industrializzato attraverso una misura fiscale pagata anche da chi resta fuori sia dal cinema sia dallo streaming. Rebibbia incontra Netflix, ma il conto passa anche dal contribuente che Netflix non ce l’ha.
In un articolo del Sole 24 Ore Marco Versiglioni definisce i tax credit come una forma di “imposta rovesciata”: non una riduzione tradizionale delle tasse, cioè non un intervento sulla base imponibile o sull’aliquota, ma un meccanismo che agisce sull’imposta finale da versare, trasformandola in un credito utilizzabile, compensabile o cedibile
La catena è questa: l’idea diventa opera, l’opera diventa costo, il costo genera credito, il credito sostiene la filiera.
La cultura, nel passaggio industriale, diventa profana architettura tributaria.
In questo senso l’espressione “imposta rovesciata” è potentissima: perché mostra che il tax credit non è soltanto una tecnica amministrativa, ma una forma di redistribuzione fiscale. L’imposta che normalmente dovrebbe entrare nelle casse pubbliche viene rovesciata in credito a favore di una filiera specifica.
Nel caso audiovisivo, una storia diventa prodotto, il prodotto diventa costo eleggibile, il costo genera credito, e quel credito viene sostenuto dal bilancio pubblico. Tradotto brutalmente: anche chi non ha mai visto Zerocalcare, non va al cinema e non paga Netflix contribuisce comunque a rendere possibile quella macchina produttiva. Giusto? Ingiusto? E’ così
La domanda allora non è moralistica — “Zerocalcare sì o Zerocalcare no, tax credit sì, tax no” — ma politica e industriale: quali opere meritano di essere sostenute con risorse che pesano sulla collettività? Con quali criteri? Con quale ritorno pubblico? E soprattutto: è giusto che una parte della fiscalità generale sostenga prodotti destinati a piattaforme private, accessibili solo da chi può permettersi un abbonamento?



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