Donne ai margini del cinema

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Il cinema ama raccontarsi come un luogo di immaginazione, libertà e rottura delle convenzioni. Poi arrivano i numeri, con la loro sgradevole abitudine di non applaudire a comando, e il quadro diventa molto meno romantico. La presenza femminile dietro la macchina da presa resta minoritaria, discontinua, spesso confinata alla retorica dell’eccezione.

Ogni volta che una regista vince, incassa, arriva ai premi o conquista il discorso pubblico, l’industria sembra pronta a dichiarare aperta una nuova stagione. Ma basta guardare i dati con un minimo di freddezza per accorgersi che non siamo davanti a una svolta: siamo davanti a una serie di singoli casi, spesso magnifici, che però non modificano davvero la struttura del mercato.

1. I film italiani a regia o co-regia femminile: i maggiori incassi 2024

In Italia, il 2024 ha offerto alcuni segnali importanti. Il ragazzo dai pantaloni rosa di Margherita Ferri ha sfiorato i 10 milioni di euro, Vermiglio di Maura Delpero ha superato i 2,5 milioni, Dieci minuti di Maria Sole Tognazzi ha oltrepassato 1,2 milioni. Ma il dato va maneggiato con cautela: da solo, Il ragazzo dai pantaloni rosa vale circa il 52% dell’intero campione. È il classico effetto ottico del box office: un successo enorme illumina la stanza, ma non significa che l’impianto elettrico funzioni.

Titolo Regia Data uscita Distribuzione Incasso Presenze
Il ragazzo dai pantaloni rosaMargherita Ferri07/11/2024Eagle Pictures9.993.830 €1.639.767
VermiglioMaura Delpero18/09/2024Lucky Red2.545.467 €395.232
Dieci minutiMaria Sole Tognazzi25/01/2024Vision/Universal1.221.427 €189.109
Il tempo che ci vuoleFrancesca Comencini26/09/202401 Distribution999.127 €160.056
PriscillaSofia Coppola27/03/2024Vision/Universal813.314 €117.879
VolareMargherita Buy22/02/2024Fandango677.691 €107.679
Gloria!Margherita Vicario11/04/202401 Distribution633.970 €103.887
Food for ProfitGiulia Innocenzi, Pablo D’Ambrosi27/02/2024Mescalito Film493.730 €71.720
Maria Montessori – La nouvelle femmeLéa Todorov26/09/2024Wanted Cinema419.274 €78.063
L’arte della gioia – Parte 1Valeria Golino, Nicolangelo Gelormini30/05/2024Vision/Universal394.456 €67.418
L’arte della gioia – Parte 2Valeria Golino, Nicolangelo Gelormini13/06/2024Vision/Universal280.918 €46.533
CriatureCécile Allegra05/12/2024Medusa Film244.594 €34.821
FlaminiaMichela Giraud11/04/2024Vision/Universal200.123 €28.790
Non dirmi che hai pauraYasemin Şamdereli05/12/2024Fandango181.664 €36.372
Te l’avevo dettoGinevra Elkann01/02/2024Fandango124.959 €20.418

Fonte: Box Office/Cinetel. Sono incluse le co-produzioni.

2. Il 2025 italiano: pochi titoli e forte concentrazione

Il 2025, almeno nella rilevazione parziale aggiornata al 7 maggio, mostra una presenza molto più sottile. I tre titoli rilevati sommano poco più di 912 mila euro. Anche qui, il primo titolo pesa per oltre il 71% del totale. Il problema, quindi, non è solo quante donne arrivano alla regia, ma quanto spazio industriale viene concesso loro per costruire continuità, catalogo, riconoscibilità e rapporto con il pubblico.

Titolo Regia Data uscita Distribuzione Incasso Presenze
La vita da grandiGreta Scarano03/04/202501 Distribution650.634 €101.934
Diva FuturaGiulia Steigerwalt06/02/2025PiperFilm/WB170.284 €23.931
Ho visto un reGiorgia Farina30/04/2025Medusa Film91.437 €13.681

Fonte: Box Office/Cinetel. Dato aggiornato al 07/05/2025.

3. Il riepilogo: quando un solo successo rischia di nascondere il problema

Anno N. titoli Incasso totale Presenze totali Incasso medio Incasso mediano Peso del primo titolo
20241519.224.544 €3.097.7441.281.636 €493.730 €52,0%
2025 parziale3912.355 €139.546304.118 €170.284 €71,3%

Il dato industriale più interessante è proprio questo: non basta contare i titoli, bisogna capire come si distribuisce il valore. Se un solo film regge metà del campione, o addirittura più del 70%, non siamo davanti a un sistema equilibrato. Siamo davanti a un mercato che concede alle registe alcune finestre di visibilità, ma fatica ancora a costruire una normalità competitiva.

4. Le professioniste dietro i film in Italia

Anche i dati italiani sulle professioni confermano un quadro a scatti, non una marcia lineare. Nel 2023 le donne rappresentano il 22% nella regia, il 30% nel montaggio, il 27% nella produzione, ma solo il 7% nella fotografia e il 12% nelle musiche. La sceneggiatura si ferma al 16%. Sono percentuali che raccontano un sistema ancora diviso per mansioni, con alcune aree più permeabili e altre quasi blindate.

Anno Regia Montaggio Fotografia Sceneggiatura Musiche Produzione
201718%20%4%12%10%21%
201813%29%9%12%7%19%
201916%28%3%16%9%22%
202020%28%7%15%9%23%
202121%27%9%15%10%22%
202217%28%7%17%8%24%
202322%30%7%16%12%27%

Fonte: MiC/Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dati riportati da Box Office.

La fotografia e la musica, in particolare, restano territori durissimi: due stanze della casa cinema dove la targhetta sulla porta sembra ancora scritta al maschile. E il dato sulla regia, pur migliorato rispetto ad alcuni anni precedenti, resta comunque lontano da una vera parità.

5. Il paradosso europeo: il talento entra, ma non resta

Il paradosso è ancora più evidente se si allarga lo sguardo. In Europa le donne rappresentano il 50% dei diplomati alle scuole di cinema. Dunque il talento entra. Il punto è cosa succede dopo. Solo il 23,92% delle opere prime e seconde è diretto da donne, e la quota scende al 15,41% quando si osservano i terzi film e successivi. È qui che il sistema si rivela: non all’ingresso, ma nella permanenza.

Indicatore europeo Valore Lettura
Diplomate alle scuole di cinema50%Il talento femminile entra nel sistema formativo
Opere prime e seconde dirette da donne23,92%Il passaggio all’industria riduce già la presenza femminile
Terzi film e successivi a regia femminile15,41%La continuità di carriera resta il vero collo di bottiglia
Registe di cortometraggi34,36%Nel corto la presenza è più alta, ma non si traduce pienamente nel lungo

Fonte: Le Lab/European Audiovisual Observatory, dati riportati da Box Office.

Le donne non vengono semplicemente escluse dalla porta principale; più spesso vengono lasciate evaporare lungo il percorso, come se il loro cinema fosse un esperimento da autorizzare una volta, non una carriera da consolidare.

6. Hollywood: il grande club resta maschile

Hollywood, che dovrebbe essere la locomotiva simbolica dell’industria globale, non offre un’immagine migliore. Secondo il dato San Diego State University riportato da Variety, nel 2024 le donne hanno diretto il 16% dei primi 250 incassi domestici, la stessa quota del 2023. Nella Top 100, invece, la percentuale scende all’11%, tre punti in meno rispetto all’anno precedente.

Senza un fenomeno come Barbie, la prima regista donna nella Top 100 USA compare solo al 17° posto, con Venom: The Last Dance di Kelly Marcel. Il messaggio è piuttosto brutale: quando manca il grande evento al femminile, la normalità torna immediatamente maschile.

Anno Mercato Campione Quota registe donne Variazione Nota
2024USA/HollywoodTop 250 incassi domestici16%Stabile rispetto al 2023Nessun passo avanti nella quota complessiva
2024USA/HollywoodTop 100 incassi domestici11%-3 punti rispetto all’anno precedentePrima regista donna al 17° posto USA con Venom: The Last Dance
2025USA/HollywoodTop 100 incassi domestici8,1%In calo dal 13,4% del 2024 secondo USC AnnenbergSolo 9 film su 100 diretti da donne
2025USA/HollywoodTop 100 incassi domestici91,9% non femminileDominanza maschile102 uomini alla guida dei film considerati dal report

Fonti: Variety/San Diego State University per il 2024; Box Office/USC Annenberg per il 2025.

Il 2025 appare persino più severo. L’articolo Box Office sul report USC Annenberg segnala che nella Top 100 domestica solo 9 film sono diretti da donne, pari all’8,1%, contro il 13,4% del 2024. Gli uomini, nel conteggio delle sedie da regista, sono 102.

7. Non è un problema di talento, ma di accesso

Ancora più significativo: il report USC Annenberg rileva che la flessione non dipende da una minore qualità dei film diretti da donne, perché le valutazioni critiche sono simili a quelle dei film diretti da uomini. Il problema, quindi, non è il rendimento. È l’accesso. Non è la performance. È la fiducia industriale.

Qui cade la favola comoda del merito. Se le donne che arrivano alla regia ottengono risultati critici comparabili, e in alcuni casi superiori, ma continuano a ricevere meno opportunità, allora il sistema non sta selezionando solo in base alla performance. Sta proteggendo abitudini, relazioni, filiere di fiducia già consolidate.

Il cinema, da questo punto di vista, funziona ancora come un vecchio club: ogni tanto invita una donna al tavolo d’onore, magari le dà anche un premio, ma poi le chiavi della sala riunioni restano in tasca agli stessi.

8. I ruoli creativi a Hollywood: qualche crescita, ma non nella stanza del comando

Il dato Variety/San Diego State University aggiunge un ulteriore livello. Nel 2024 sono aumentate le donne impiegate come direttrici della fotografia, sceneggiatrici e produttrici nei 250 film più importanti. Tuttavia, sono diminuite le donne compositrici, montatrici e produttrici esecutive. Anche qui, il quadro non è quello di una progressione lineare, ma di una mappa disomogenea, con avanzamenti parziali e arretramenti simultanei.

Ruolo creativo/produttivo Quota donne nei Top 250 USA 2024 Variazione
Direzione della fotografia12%+5 punti
Sceneggiatura20%+3 punti
Produzione27%+1 punto
Musiche9%-5 punti
Montaggio20%-1 punto
Produzione esecutiva22%-2 punti

Fonte: Variety/San Diego State University, dato fornito dall’autore.

La conclusione è netta: qualche miglioramento nei mestieri tecnici e produttivi non compensa la debolezza strutturale nella regia dei film di maggiore incasso. E senza regia, senza continuità e senza accesso ai budget più importanti, la parità resta una bella parola da convegno, non una pratica industriale.

9. La questione non è solo culturale: è anche industriale

La questione non riguarda soltanto la giustizia culturale. Riguarda anche la qualità industriale del mercato. Un sistema che pesca sempre nello stesso bacino creativo riduce la propria capacità di rinnovarsi. Si priva di sguardi, generi, pubblici potenziali, forme narrative.

In un momento in cui la sala ha bisogno disperato di eventi, comunità e differenziazione, continuare a trattare le registe come quota laterale non è solo ingiusto: è miope. È come lamentarsi che il pubblico non cresce e poi seminare sempre nello stesso campo.

10. Il punto: il cinema celebra l’eccezione, non costruisce il sistema

Area Dato chiave Cosa racconta
Italia 202415 titoli a regia/co-regia femminile rilevati tra i maggiori incassiPresenza visibile, ma concentrata
Italia 2024Il primo titolo vale circa il 52% dell’intero campioneUn singolo successo rischia di mascherare la fragilità sistemica
Italia 2025 parzialeSolo 3 titoli rilevati al 07/05/2025Avvio d’anno debole per la presenza femminile nei titoli di maggiore incasso
Italia 202322% di regia femminileLa regia resta largamente minoritaria
Europa50% diplomate alle scuole di cinemaIl problema non è il talento in ingresso
Europa15,41% terzi film e successivi diretti da donneIl sistema non trattiene le registe nel lungo periodo
Hollywood 202411% registe nella Top 100 domesticaIl cinema più popolare resta dominato dagli uomini
Hollywood 20258,1% registe nella Top 100 domesticaArretramento netto secondo USC Annenberg

La conclusione è semplice e scomoda: il cinema celebra le donne quando diventano eccezione, ma non costruisce ancora abbastanza condizioni perché diventino sistema. Premia Maura Delpero, applaude Greta Gerwig, cita Chloé Zhao, riconosce Jane Campion. Ma la visibilità di poche non si è ancora tradotta in occupazione per molte.

Ed è qui che la retorica della parità mostra il fianco: non basta fotografare le professioniste, non basta organizzare mentoring, non basta premiare un singolo film. Serve misurare chi decide, chi finanzia, chi distribuisce, chi riceve seconde e terze occasioni.

Perché la vera parità non sarà quando una donna riuscirà a fare un grande incasso. Quello è già successo. La vera parità sarà quando un insuccesso femminile verrà trattato come viene trattato da sempre un insuccesso maschile: non come la prova che “le donne non funzionano”, ma come un film andato male.

Solo allora il cinema avrà smesso di mettere le donne ai margini. Fino a quel momento, continuerà a chiamare progresso ciò che spesso è solo eccezione ben illuminata.


Fonti:
Box Office, giugno 2025, focus “Le professioniste del cinema italiano: qualcosa sta cambiando?”. Dati Cinetel, MiC/Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Le Lab/European Audiovisual Observatory.
Box Office, “Registe ai margini del box office: nel 2025 crolla la presenza femminile tra i maggiori incassi”, su dati USC Annenberg Inclusion Initiative.
Variety/San Diego State University, dati forniti dall’autore sul 2024.

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Ama Ndlovu explores the connections of culture, ecology, and imagination.

Her work combines ancestral knowledge with visions of the planetary future, examining how Black perspectives can transform how we see our world and what lies ahead.